Qualche settimana fa, sui social, è circolata la foto di un cartello appeso alla porta di uno studio pediatrico, in cui i pediatri ed i genitori di un bimbo, contagiato da morbillo e per questo motivo ricoverato in gravi condizioni in ospedale, “ringraziavano” tutti quei genitori che non avevano sottoposto a vaccinazione i propri figli.

cartello-morbilloIl cartello era evidentemente ironico, il problema delle vaccinazioni e della diffusione del morbillo lo sono un po’ meno. Secondo i dati diffusi dall’ Istituto Superiore di Sanità, sono più di mille i casi di morbillo registratisi in Italia nei primi tre mesi di quest’anno. L’aumento è preoccupante se si pensa che, in tutto il 2016, sono stati appena 884.

Il forte aumento dei casi di morbillo è da attribuire, secondo la nota diffusa dal Ministero, al numero crescente di genitori che rifiutano la vaccinazione. Ormai si è ben al di sotto di quel 95% che può farci sentire protetti dalla circolazione del virus. Nel caso del morbillo, le vaccinazioni sono diminuite anche per la crescente convinzione dell’esistenza di una correlazione tra vaccinazione ed autismo.

Oltre ai bambini, però, sono aumentati anche i casi di contagio tra gli adulti, in particolar modo tra gli operatori sanitari (medici ed infermieri). 131 i casi registrati, dal 1 gennaio al 2 aprile, tra gli appartenenti a questa categoria.

Nel nostro paese, le regioni più colpite sono Lombardia, Piemonte, Lazio, Toscana e Abruzzo ma si parla di epidemia a livello europeo. Come rileva il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) nel suo aggiornamento epidemiologico, in Europa la diffusione del morbillo interessa 11 Paesi: il più colpito è la Romania, con 3.911 casi registrati tra settembre 2016 e marzo 2017, ma i contagi vengono segnalati anche in altri 10 Paesi, tra cui l’Italia.

Il morbillo non è una malattia da sottovalutare. Può avere infatti delle complicanze, portare al ricovero e mettere a rischio anche la vita. Colpisce spesso i bambini tra 1 e 3 anni e per questo viene considerata una malattia infantile, ma, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, è responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100.000 persone colpite a causa delle complicazioni.