Bimbi e tecnologia, ma l’educazione quanto pesa? «Genitori, aprite gli ombrelli

Si è svolto ieri, presso la libreria Baba Jaga di Barbara Cucinotta, un incontro con l’autore, lo psicoterapeuta Domenico Barrilà, che ha presentato il suo nuovo libro edito da Feltrinelli “I superconnessi. Come la tecnologia influenza la mente dei nostri ragazzi e il nostro rapporto con loro”.

Dalla smaterializzazione della realtà non si torna indietro.
Lo aveva già ampiamente annunciato Negroponte nel 1995 (Nicholas Negroponte, Being Digital, 1995): dall’atomo, unità di misura della materia, siamo passati al bit, l’unità di misura della realtà virtuale.
I protagonisti? La Generazione Z.

Non ci troviamo più di fronte a dei nativi digitali ma a dei veri e propri born mobile. Sono i bambini di oggi, nati con smartphone e tablet in mano. In quello che sembra un rapporto naturale tra bambini e tecnologia, dove si posiziona l’educatore? Lo psicoterapeuta Barrilà illustra, in quello che pare essere più un invito che un manuale d’istruzioni, il compito di genitori ed educatori.

Educare all’uso e non all’abuso, evitare di scadere nell’ipocrisia, esporre i propri figli a legami e non a contatti (social). «L’educazione è una trasmissione testimoniale. Non importa ciò che diciamo, ma quello che facciamo. Siamo legittimati ad educare i nostri figli all’uso visto che noi stessi siamo compromessi con la tecnologia? Cosa stiamo testimoniando?»

«Questa è la realtà nella quale ci troviamo. Quando piove, non possiamo far smettere di piovere ma possiamo aprire l’ombrello. I genitori e gli educatori devono aprire l’ombrello, non trovare nella tecnologia il capro espiatorio delle problematiche a cui vanno incontro i loro figli — ha affermato Barrilà — Il genitore dev’essere colui che mantiene nei figli la nostalgia per la realtà».