carcere e relazioni

“Il carcere deve riprodurre la vita normale. Nella vita normale si incontrano persone, si fa sesso, si telefona, si parla, si usa internet. Oggi il sistema delle relazioni affettive è ridotto a poca cosa. Il sesso è vietato. Le telefonate contingentate in modo inaccettabile. La tecnologia progredisce a ritmi che il carcere non può fermare. Il sistema penitenziario deve tenerne conto, così da non costringere le persone detenute all’isolamento forzato dal mondo”: si tratta di una delle venti proposte formulate dall’associazione Antigone nell’occasione che si offre al nostro Paese di ripensare il modo in cui viene eseguita la pena privativa della libertà.