“La minaccia estorsiva può concernere anche l’esercizio di un diritto o di una facoltà legittima (proposizione di una querela, citazione in giudizio….) in quanto essa, anche se apparentemente non è ingiusta, diventa tale nel momento in cui è finalizzata a conseguire un profitto non dovuto (ad esempio la dazione di una somma di denaro per non presentare una querela) quando cioè l’esercizio del diritto sia strumentalizzato per la realizzazione di un fine diverso da quello per il quale esso è riconosciuto. Dunque non una qualsiasi controprestazione, ma un risultato iniquo, perché ampiamente esorbitante ovvero non dovuto rispetto a quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto, che viene strumentalizzato per scopi «contra ius», diversi cioè da quelli per cui esso è riconosciuto e tutelato (Cass. n. 5664/1974, Cass. n. 8731/1984; Cass. n. 7380/1986. Si veda anche Cass. Il, n. 36365/2013). E’ stato però anche precisato che, una volta accertata la legittimità della pretesa patrimoniale del creditore, deve escludersi che sia configurabile il tentativo di estorsione soltanto in ragione della manifesta sproporzione della azione giudiziaria prospettata al debitore. (Cass. II, n. 39903/2004 relativa a fattispecie nella quale il creditore era stato imputato di tentata estorsione per avere minacciato il debitore di richiedere il suo fallimento pur in mancanza dello stato di insolvenza, piuttosto che scegliere la procedura esecutiva individuale. La Corte di cassazione ha ritenuto che l’azione non potesse valere a connotare come «ingiusto» il profitto perseguito e conseguentemente ha affermato la insussistenza del reato). È stato anche affermato che anche la minaccia di far valere davanti al giudice una pretesa palesemente infondata non può integrare gli estremi dell’estorsione, sia in quanto inidonea a coartare la volontà del soggetto passivo, il quale può scegliere di difendersi proprio avvalendosi della tutela offerta da un regolare procedimento, sia in quanto il provvedimento emanando è affidato all’esclusiva volontà del giudice (Cass. 17.1.1996)”. Fonte: sentenza in data 15 febbraio 2017 Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Rovigo.