Il quartiere ebraico di Taormina ha celebrato il rito della Chanukkà, conosciuto anche come la festa del miracolo
dell’olio.
Con l’aiuto dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche), conosciamo questa festività ebraica:
“Chanukkà nel calendario autunnale è preceduta da circa due mesi in cui non c’è alcuna ricorrenza, a parte il sabato e i capomese. Probabilmente anche per questo l’atmosfera è particolarmente allegra e i bambini la aspettano con ansia.
La festa di Chanukkà, tra tutte le antiche ricorrenze ebraiche, è l’unica che non affondi in qualche modo le sue radici
nella Bibbia e nei suoi racconti; è una festa stabilita dai Maestri del Talmud e ricorda un avvenimento accaduto in terra di Israele.
Chanukkà è conosciuta anche come la festa del miracolo dell’olio perché quando, dopo una strenua battaglia, il Tempio fu riconquistato, si doveva procedere alla riconsacrazione. Nel Tempio però fu trovata una sola ampolla di olio puro recante il sigillo del Sommo Sacerdote. Per la preparazione di olio puro (viene considerato olio puro quello raccolto dalle prime gocce della spremitura delle olive) occorrevano otto giorni. L’olio che poteva bastare per un solo giorno fu sufficiente per otto giorni, dando così la possibilità ai Sacerdoti di prepararne dell’altro nuovo. In ricordo di quel miracolo, i Saggi istituirono una festa di lode e di ringraziamento al Signore che dura appunto otto giorni: Chanukkà che, letteralmente, significa ‘inaugurazione’.
La prima sera della festa si accende un lume su un candelabro speciale a nove bracci, e ogni sera, per otto giorni, se ne aggiunge uno in più, fino a che l’ottava sera si accendono otto lumi. Questo candelabro si chiama Chanukkià e può avere diverse forme. L’indicazione è che gli otto contenitori per le candele siano tutti allineati alla stessa altezza e che il nono – lo shammash, il servitore, quello che serve per accendere gli altri lumi – sia in una posizione diversa.
I bambini ricevono regali e in particolare delle trottoline su cui compaiono le iniziali delle parole ‘Un grande miracolo è avvenuto lì’.
Uno dei precetti relativi alla festa è quello di ‘rendere pubblico il miracolo’, per questo si usa accendere i lumi al
tramonto o più tardi, quando c’è ancora gente nelle vie, vicino alla finestra che si affaccia sulla strada, al fine di
rendere pubblico il miracolo che avvenne a quel tempo”.
Ph. Gabriele Spagna