Il Presidente di Confindustria Messina, Ivo Blandina, ha inviato ai parlamentari messinesi dell’Assemblea Regionale Siciliana, una lettera in cui vengono evidenziate perplessità e preoccupazioni per le imprese siciliane e l’intero mondo produttivo della provincia messinese.

“Alcune misure di finanza – così come ipotizzate dalla Manovra – se attuate, determineranno, contrariamente a quanto auspicato, nessun incremento significativo sul fronte delle entrate e invece un ulteriore effetto recessivo sul fronte economico e degli elementi generatori di ricchezza. E’ necessario che le forze politiche, insieme a chi riveste una responsabilità istituzionale, condividano con Confindustria, un esame ragionato di proposte indirizzate alla tutela di alcuni comparti produttivi che caratterizzano il tessuto economico della nostra provincia”.

“In un periodo di crisi del sistema produttivo è paradossale che si intervenga per aumentare vari canoni (acque minerali, cave, uso di acque per fini industriali ecc.), con il risultato di ottenere, forse,  un incremento di entrate irrisorio rispetto ad un bilancio regionale che contempla  spese correnti per quasi  15 miliardi di euro.
Per quanto riguarda le acque minerali, ad esempio, che già da circa 10 anni pagano il canone tra i più alti d’Italia e d’Europa, il Governo sta proponendo   con la manovra finanziaria, all’esame dell’ARS in queste ore, interventi che prevedono aumenti che abbiamo stimato pari al 600%, costringendo le aziende a significative riduzioni di personale (in Sicilia tra diretti ed indiretti gli occupati sono circa 1000 unità) e in qualche caso persino alla chiusura. Va sottolineata con stupore, altresì,  la previsione della rideterminazione, con un incremento minimo del 30%, delle tariffe relative all’accesso ai servizi resi dall’Amministrazione regionale.
Anche in questo caso si lascia intravedere l’introduzione di balzelli ed orpelli per far pagare di più alle imprese determinati servizi che non si distinguono certamente per qualità e tempestività nelle risposte agli utenti.
Per quanto riguarda  il settore delle cave e del comparto industriale ad esso connesso l’imposizione di un canone di produzione commisurato alla quantità di materiale estratto comporta nuovi costi di produzione insostenibili e non giustificati  in un momento di crisi quale quello attuale che vede il settore interessato da una riduzione dei volumi pari al 40%. Sono balzelli che le imprese non possono sopportare e gli effetti si riverbereranno su tutti i settori,  dal cemento, all’edilizia, con inevitabili ripercussioni sul piano occupazionale.
Insomma, si cerca di spremere un limone che non ha più succo e non si interviene laddove è necessario incidere, non percependo che continuando a deprimere e mortificare quel poco di manifatturiero e di produttivo che è rimasto nella nostra Regione, si ottiene il “formidabile risultato” di continuare a registrare la diminuzione dei principali cespiti di entrate tributarie (IVA, IRE, IRES, IRAP ecc.), che derivano principalmente da chi produce beni e servizi vendibili. E’ noto peraltro che solo dal 2009 al 2010 le entrate tributarie sono diminuite di un miliardo di euro”.