Dalla meditazione di Papa Francesco del 21 maggio 2018 nella Cappella della Domus Sanctae Marthae:

La Chiesa è “donna” e quando noi pensiamo al ruolo della donna nella Chiesa dobbiamo risalire fino a questa fonte: Maria, madre. E la Chiesa è “donna” perché è madre, perché è capace di partorire figli: la sua anima è femminile perché è madre, è capace di partorire atteggiamenti di fecondità.

La maternità di Maria è una cosa grande. Dio infatti ha voluto nascere da donna per insegnarci questa strada. Di più, Dio si è innamorato del suo popolo come uno sposo con la sposa: questo si dice nell’antico Testamento. Ed è un mistero grande. Come conseguenza, noi possiamo pensare che se la Chiesa è madre, le donne dovranno avere funzioni nella Chiesa: sì, è vero, dovranno avere funzioni, tante funzioni che fanno, grazie a Dio sono di più le funzioni che le donne hanno nella Chiesa.

Ma questo non è la cosa più significativa, perché l’importante è che la Chiesa sia donna, che abbia questo atteggiamento di sposa e di madre. Con la consapevolezza che quando dimentichiamo questo, è una Chiesa maschile senza questa dimensione, e tristemente diventa una Chiesa di zitelli, che vivono in questo isolamento, incapaci di amore, incapaci di fecondità. Dunque, senza la donna la Chiesa non va avanti, perché lei è donna, e questo atteggiamento di donna le viene da Maria, perché Gesù ha voluto così.

Il gesto, direi l’atteggiamento, che distingue maggiormente la Chiesa come donna, la virtù che la distingue di più come donna è il gesto di Maria alla nascita di Gesù: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”. Un’immagine in cui si riscontra proprio la tenerezza di ogni mamma con suo figlio: curarlo con tenerezza, perché non si ferisca, perché stia ben coperto. E la tenerezza perciò è anche l’atteggiamento della Chiesa che si sente donna e si sente madre.

Nella foto: Duccio di Buoninsegna, Maestà, 1308-1311. Lato anteriore. Tempera e oro su tavola, 370×450 cm.