La riflessione di Don Fortunato Di Noto sul Report Annuale 2017 sulla pedofilia e pedopornografia a cura dell’Onlus Meter:

Anche quest’anno dai dati emerge che il mercato pedopornografico non ha freni, anzi crescono le possibilità e le modalità di diffusione di tale materiale. Ad oggi molti Paesi del mondo non hanno leggi adeguate per individuare e punire chi si macchia di pedofilia e di pedopornografia online. Non esiste, per ovvie ragioni, un’unica regolamentazione del web, valida in tutti i Paesi. Su Internet non esistono confini geografici e la libertà di azione dell’utente è quasi totale, in particolare nel web sommerso. Ma esistono dei mezzi tecnici o delle soluzioni per mettere un freno alla diffusione di questo orrore silente che ha per protagonisti bambini innocenti? Alle Nazioni, ai colossi del web interessa bloccare lo scambio di file e il mercato illecito di materiale pedopornografico? È possibile mettere dei filtri? È possibile creare dei sistemi intelligenti che individuino le immagini di nudo o violente? E ancora perché gli Stati europei o del mondo dovrebbero preoccuparsi di stilare protocolli comuni per porre un limite alla circolazione di materiale illecito online? I mezzi tecnici per inibire la diffusione di tale materiale esistono. Costosi algoritmi riescono ad individuare la tipologia di immagini, riconoscono i volti e il nudo. Le inserzioni a pagamento di Facebook, ad esempio, sono dotate di un sistema che automaticamente blocca il caricamento di file in cui vi è la figura umana nuda, perché contrarie alle linee guida del social. Tali sistemi potrebbero essere programmati anche per gli spazi online di condivisione di file, ma evidentemente mettere dei filtri comprometterebbe il guadagno dell’azienda che fornisce il servizio. Un altro limite all’operato dei cyber-pedofili potrebbe essere scardinare il concetto di anonimato nel web. Molti servizi di file sharing garantiscono l’anonimato, non è necessario registrarsi per effettuare il caricamento dei file quindi è pressocché impossibile risalire all’utente che ha effettuato l’upload, anche perché molto spesso i servizi sono a tempo, dunque ancora pù difficile intercettare l’illecito. Anche la registrazione di un nome di dominio, attraverso le aziende di hosting che vendono spazio online, fa leva sul concetto di anonimato. Al momento della registrazione del sito si forniscono i dati reali dell’utente, ma la stessa azienda offre la possibilità di offuscare tali dati in modo tale che non si possa risalire al proprietario, neanche attraverso l’interrogazione sul Who is, un sito che permette di risalire all’intestatario del dominio.