Dopo l’intesa raggiunta in Conferenza Stato Regioni e Enti Locali è partito il riordino dei giochi terrestri, anche se non tutti sono d’accordo.

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La politica ha applaudito unanimemente alla nuova normativa che prevede la rottamazione entro aprile 2018 di tante slot machine ancora in circolazione, eppure le associazioni hanno sollevato diverse obiezioni. La prima reazione è stata di Massimiliano Pucci, presidente di As.Tro: “L’intero settore del gioco esce sconfitto dal piano di riordino, ma con vari rischi. Se fino ad oggi abbiamo lamentato la parzialità della proposta governativa che andava a colpire unicamente il segmento delle slot machine, con l’intesa raggiunta oggi si va ad intaccare l’intero sistema”.

Secondo l’intesa raggiunta tra Governo centrale ed enti locali, ciascuna Regione dovrà rinunciare ad un numero importante di slot e videolottery. In Sicilia, ad esempio, entro aprile del 2018 il numero delle macchinette dovrà scendere dalle attuali 21.544 unità a 14.071. La Regione Sicilia, tra l’altro, è una delle più attive nella lotta contro le dipendenze dal gioco d’azzardo. A tal proposito, da marzo 2017 sono stati predisposti nove sportelli disseminati sul territorio regionale per aiutare coloro i quali chiedono aiuto per problemi con il gioco. In quest’ottica, l’intesa per il riordino dei giochi pubblici, rappresenterà nelle intenzioni del legislatore un ulteriore passo in avanti per salvaguardare soprattutto le nuove generazioni, sempre più attirate dal “fascino” delle vincite facili e del gioco “irresponsabile”.

Eppure, i pareri discordanti sono più di uno. Oltre al presidente di As.Tro, anche il numero uno dell’Associazione Nazionale Sapar, Raffaele Curcio, è assai scettico sul riordino dei giochi: “Vi sono molte criticità e la materia è stata trattata dalla conferenza con superficialità e senza approfondire. Nell’accordo – continua Curcio – è stata data poca attenzione alle aziende di gestione che operano sul territorio e ai relativi livelli occupazionali. E le conseguenze derivanti da ciò si riverseranno sulle economie locali e soprattutto sui posti di lavoro, visto che la riduzione dell’offerta, così come gli ultimi sconsiderati aumenti di tassazione, è stata applicata esclusivamente su un segmento del gioco, quello degli apparecchi a 1 euro di giocata e cento euro di vincita, tralasciando tutto il resto”.

Tra gli aspetti che lasciano più perplesso il presidente dell’ANS, c’è la disparità di trattamento tra le slot “fisiche” e i giochi online. La mannaia della riduzione prevista dall’intesa tra Governo ed enti locali, infatti, si abbatterà soprattutto sulle cosiddette macchinette, mentre scommesse e altri giochi che possono essere fruiti praticamente da chiunque per 24 ore su 24, non subiranno alcun taglio. “Tra l’altro – insiste Curcio – è notizia di questi giorni l’uscita di un nuovo bando per 120 concessioni di gioco online. La sola riduzione delle Awp servirà a favorire poche lobby, distruggendo aziende, posti di lavoro e attività commerciali e, come si sta evidenziando, a ridurre le entrate dello Stato” (da slotsgratisonline.it).

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Verso uno scenario incerto

Dopo i numerosi allarmi relativi al gioco patologico, supportati da alcuni studi recenti che parlano anche di fenomeno in crescita anche tra le donne, uno degli obiettivi che si cercheranno di raggiungere con il riordino delle “macchinette”, è una distribuzione più omogenea del gioco lecito sul territorio italiano, tenendo conto della base demografica, delle distanze e di tutti gli altri paletti di legge. Eppure, secondo il presidente di Sistema Gioco Italia Zapponini, paradossalmente proprio questo obiettivo potrebbe saltare con il taglio alle slot.

È stato commesso un grave e inspiegabile passo indietro. L’attuale accordo – sottolinea – andrà ad accentuare in modo critico la disomogeneità normativa nei territori, andando esattamente contro una equilibrata e proporzionale distribuzione del gioco lecito che era uno degli intenti della Conferenza, determinando così uno scenario ancora più incerto e contraddittorio in cui diventerà insostenibile per gli operatori del settore. Aspettiamo di leggere il testo ufficiale, ma se verrà confermato quanto emerso in queste ore si tratta di un accordo che incomprensibilmente contraddice i suoi stessi obiettivi: tutelare le persone, consentendo una gestione sostenibile del Gioco legale nel nostro Paese”.

Tra gli organismi che si sono mostrati critici seppure per diversi motivi alla “riforma” del gioco statale c’è anche la Consulta Nazionale Antiusura, il Cartello “insieme contro l’Azzardo”, la Caritas Nazionale, le Associazioni Alea e And, Vita/Slot Mob, il Movimento No Slot, il Forum delle Famiglie, l’Agesc e Agita.
Tra le osservazioni, c’è quella relativa al fatto che si continua a parlare di “gioco pubblico” e non di “gioco d’azzardo”.