L’intervista di Fabio Colagrande (Vatican News) a mons. Giacomo Canobbio, docente alla Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, sulle origini storiche e bibliche della Celebrazione dell’imposizione delle Ceneri.

D: Nel gesto dell’imposizione delle Ceneri, il legame tra la penitenza e la conversione è chiaro. Due le espressioni che il sacerdote può recitare durante questo rito: “Ricordati che polvere sei e polvere ritornerai” e “Convertiti e credi al Vangelo”.

R: L’origine storica va ricercata nelle pratiche penitenziali dei primi secoli della Chiesa, quando la penitenza era prevalentemente pubblica: i penitenti dovevano fare un itinerario che fosse visibile a tutti i fedeli e si cospargevano di cenere per indicare la condizione nella quale si trovavano. Poi gradualmente – pare a partire dal VII-VIII secolo – questa pratica fu estesa a tutti i fedeli per ricordare che tutti i fedeli sono in condizione penitenziale, in un cammino per il rinnovamento della loro vita a partire dal riconoscimento della loro colpa, del peccato.

D: E questo segno – le ceneri – ha anche un significato biblico …

R: La radice ultima sta precisamente in alcune pratiche bibliche. Per fare un esempio: quando Giona, secondo il Libro del Profeta Giona, va a Ninive a predicare la conversione, si dice che ad un certo punto il re scende dal trono, va a sedersi nella cenere e si cosparge di cenere. Giuditta, prima di andare ad uccidere Oloferne per poter liberare la città di Betulia, non solo invita i suoi concittadini al digiuno, ma lei stessa si cosparge di cenere. È un segno penitenziale che ricorda la fragilità dell’esistenza umana e quindi il bisogno che si ha di essere fatti vivere soltanto da Dio.

D: Mons. Canobbio, è vero che la riforma liturgica ha cambiato la frase che il sacerdote pronuncia oggi imponendo le ceneri. Se sì, perché?

R: Sono possibili le due formule: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” e la seconda “Convertitevi e credete al Vangelo”. La possibilità delle due formule sottolinea due aspetti diversi: il “ricordati che sei polvere”, rimanda all’origine della vita umana. Nel Libro della Genesi nel capitolo 2  si dice che Dio fa come il vasario: costruisce  l’uomo a partire dalla creta. Poi la creta, ritorna quando la persona muore. Con la consunzione il cadavere diventa polvere. Quindi la sottolineatura della dimensione fragile, mortale dell’uomo che può esser fatta rivivere soltanto mediante l’intervento di Dio che è un intervento ricreatore. E la ricreazione, la nuova creazione dell’uomo, come può avvenire? Mediante il cammino penitenziale che coincide con il credere al Vangelo. Ecco perché la seconda formula.

D: Due formule che sono conseguenti, potremmo metterle insieme…

R: Sì, decisamente.

D: Questa sera in Santa Sabina le ceneri verranno imposte anche a Papa Francesco. Che significato assume questo gesto, mons. Canobbio?

R: Il Papa è un cristiano fedele come tutti gli altri. Se poi si tiene conto che Papa Francesco continua a ricordare che anche lui è peccatore, anche lui ha bisogno di un cammino penitenziale come tutti gli altri fedeli. Quindi non c’è un’esenzione dalla ritualità ecclesiale, liturgica, per il fedele per eccellenza che dovrebbe essere il Papa. Anche lui fa parte del popolo di Dio e cammina con il popolo di Dio nella conversione.

D: C’è un significato particolare anche nella processione che ci sarà da sant’Anselmo a Santa Sabina?

R: Denota ancora maggiormente la dimensione pellegrinante. La conversione è un processo ed è un cammino. Teniamo presente quante volte il Papa, soprattutto nell’Evangelii gaudium, parla di processi da mettere in atto. La conversione non è mai istantanea, è sempre un cammino, un processo. Quindi simbolicamente e ritualmente questo passaggio da una chiesa ad un’altra ricorda che il popolo di Dio è un popolo in cammino con il suo capo, che è il Papa, verso una vitalità maggiore che deriva dalla conversione.

D: E’ una giornata, quella odierna, di penitenza e digiuno: proprio l’elemosina, il digiuno, la preghiera sono pratiche che Papa Francesco ci ha ricordato nel suo messaggio per questa Quaresima 2018. Come attualizzare questi segni quaresimali?

R: Bisognerebbe sempre ricordare che le persone umane sono alla ricerca di supporti per la loro esistenza. Si può mangiare – non si può vivere senza -, si può pensare prevalentemente a se stessi, si può chiudere la propria esistenza dentro il proprio piccolo circolo, senza relazioni. Le tre pratiche quaresimali che cosa significano? Chi ci fa vivere effettivamente è soltanto Dio. Ecco la preghiera, che è un modo di volgersi verso Dio; ecco il digiuno che è la dichiarazione: “Non è il cibo che mi fa vivere ma è la parola di Dio”; ecco l’elemosina: “Io che sono fatto per vivere, aiuto gli altri a vivere con quello che io posso mettere a disposizione, senza taccagneria”.