La psichiatria territoriale a Messina : Il giudizio della Pegaso, Associazione dei familiari e utenti psichiatrici

Per fronteggiare adeguatamente le esigenze di un territorio nel quale il disagio e le patologie mentali sono in forte aumento, al pari del resto d’Italia, occorrono più risorse, oggi insufficienti, più personale, anche più qualificato, e più strutture, specie centri diurni.
E’ questo il giudizio della Pegaso, Associazione dei familiari e utenti psichiatrici a vent’anni dalla chiusura del Mandalari.

Urge pertanto porre rimedio, invertendo il trend negativo attuale che ha vanificato i pur pregevoli risultati che si erano ottenuti nei dieci anni successivi alla chiusura. Quei successi furono dovuti principalmente all’impegno dell’associazionismo, specie dei familiari, sostenuti dalla Caritas Diocesana diretta dall’attuale Cardinale Franco Montenegro, e da alcuni pionieri come Padre Pippo Insana, la dottoressa Pigneri, primario di Messina Sud, il caposettore Dott. Biagio Gennaro.

Nei primi anni novanta l’associazionismo si coordinò a livello provinciale (sulla scia dell’Asp di Messina) e si aggregò ad un movimento regionale e nazionale nato subito dopo l’approvazione della Legge Basaglia, 1978, con l’obiettivo di chiudere il Manicomio e passare dalla Psichiatria ospedalcentrica alla Psichiatria territoriale : il paziente non andava più internato nei Manicomi, ma curato in base alle varie fasi della malattia.

Solo nella fase di crisi acuta e per brevi periodi, è previsto il ricovero coatto, detto Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), seguito dal ricovero volontario nelle Comunità terapeutiche assistite (CTA). Dopodiché il paziente, compensato che ha trovato un suo equilibrio e necessita pertanto anche di cure socio riabilitative, in attuazione di un Progetto terapeutico Individualizzato (PTI), può tornare a vivere in famiglia o in Comunità Alloggio (non più di 10 persone) o in Gruppi Appartamento (non più di 5 persone).

I farmaci, la psicoterapia e l’attività socio riabilitativa, che dovrebbe concludersi con l’inclusione lavorativa, sono i tre pilastri dei percorsi di cura, perfezionati , da ultimo, dal Piano socio sanitario regionale del 2017.

Chiuso il Manicomio, nacquero sia i posti letto dell’SPDCC e le Cta, che afferiscono alla competenza dell’Asp, che le Comunità alloggio, finanziate dai Comuni. Per il resto, data l’insufficienza di risorse finanziarie, di personale e di strutture – l’unico Centro Diurno dell’Asp in provincia di Messina è il Camelot, mentre non esistono Centri Diurni Comunali – se si escludono le cure farmacologiche, non è stato possibile ottemperare alle disposizioni legislative riguardanti la psicoterapia e le attività socio riabilitative, ossia gli assi portanti della Psichiatria Territoriale.
Inoltre, dopo una fase iniziale nella quale si attivarono gli affidamenti diretti ai sensi dell’art. 5 della legge 381/91 che consentirono anche l’inclusione lavorativa dei soggetti psichiatrici, da parte dell’Asp, direttore Poli, e del Comune di Messina, sindaci Provvidenti, Buzzanca e Francantonio Genovese, oggi non esiste più niente.

L’Associazione Pegaso, che ha già sollecitato invano il direttore dell’Asp di Messina, intende attivarsi anche nei confronti del neo Assessore regionale alla Sanità e del futuro Sindaco di MESSINA affinché riservino alla Salute Mentale, a tutt’oggi Cenerentola della Sanità, l’attenzione e le risorse che merita.