Rischi di siccità, aridità e desertificazione: per la sua posizione nel Mediterraneo, la Sicilia è particolarmente soggetta ai danni dovuti al cambiamento climatico e all’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi. Ecco come si misura lo stato di salute di un ambito territoriale.

Introduzione

Il ponte dell’Ammiraglio a Palermo (Fig. 1) è un manufatto a dodici arcate di epoca normanna (1131), dal 2015 Patrimonio dell’Umanità, che insisteva sul letto originario del fiume Oreto. L’alluvione che interessò Palermo nel 1931, causando la morte di 10 persone e ferendone altre 21, fu l’ultimo grande evento estremo testimoniato che colpì la città (si ricordano le alluvioni del 1557, 1666, 1689, 1769, 1772, 1778, 1851, 1862, 1907, 1925). Tra il 20 e il 24 febbraio si riversarono sulla città 618 mm di pioggia, di cui 395 in 50 ore di pioggia ininterrotta tra il 21 e il 23 febbraio. La conformazione di Palermo facilitò l’aumento del livello dell’acqua, che variava nei diversi punti della città tra i 2-6 m. Danni ingenti ai manufatti, tranne al suddetto ponte che, ben dimensionato, resistette indenne all’onda di piena del fiume.

Ponte dell’Ammiraglio – Palermo

 

Nel 2017 (Cop 23 di Bonn) si è iniziato a discutere di finanza climatica, danni subiti per via del climate change e diritti umani. Con l’accelerazione del cambiamento climatico e l’intensificazione degli eventi estremi il tema dei danni, delle perdite subite e di una quantificazione in termini monetari si fa sempre più seria. A quanto ammontano i danni imputabili al climate change ogni anno di un territorio? La Sicilia, per la sua posizione nel Mediterraneo, è a pieno titolo candidata a porsi questa domanda; lo attestano eventi estremi recenti, anche se meno catastrofici di quanto avvenuto nel 1931 a Palermo.
Rischio siccità e aridità in Sicilia

Ma se gli eventi meteorici estremi non sono ricorrenti nel breve termine, ben più drammatici sono gli accanimenti della siccità e dell’aridità.

Rappresentazione dell’andamento delle precipitazioni medie annue della Regione Sicilia relative al periodo 1921-2000 (periodo validato).
Sull’asse delle ascisse sono riportati gli anni; la retta di correlazione attesta che nell’arco di 80 anni sono andati perduti circa 200 mm di pioggia (da 800 mm a 600 mm).

La Fig. 3 rappresenta, sullo stesso intervallo temporale 1921-2000, l’andamento delle temperature medie della regione. All’inizio del secolo le temperature medie si aggiravano intorno ai 16 °C, alla fine del secolo 17.5 °C.

 

Andamento temperature medie annue della Regione Sicilia – periodo 1921-2000

Se si incrociano i dati pluviometrici con i termometrici della regione (Fig. 4) possiamo conoscere l’intensità dell’aridità della Regione attraverso una delle formule più conclamate della bioclimatologia, l’indice di Bagnouls e Gaussen. Pressoché tutti gli anni si collocano nelle classi arido e semiarido, mentre le condizioni di umido e di subumido sono rari. Aggiungasi che la durata dell’aridità è passata da 4 mesi a 5; molti anni si attestano su 6-7 mesi e, persino, otto (Fig. 5).

 

Andamento intensità aridità media annua della Regione Sicilia – periodo 1921-2000

 

Andamento durata in mesi dell’aridità media annua della Regione Sicilia – periodo 1921-2000

Rischio desertificazione

Precipitazioni sempre più ridotte e temperature sempre più elevate concorrono a minare, unitamente ad altri fattori naturali e antropici, la qualità dei suoli.

Al fine di sensibilizzare i governi, le organizzazioni e gli individui sulla responsabilità collettiva nell’utilizzo sostenibile dell’acqua e di prevenire la desertificazione e la siccità, nel 1995 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con Risoluzione A/RES/49/115, ha scelto il 17 giugno per celebrare la Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità.

Lo stesso giorno, nel 1994 veniva adottata a Parigi la Convenzione per la lotta alla desertificazione (Unccd – United Nations Convention to Combat Desertification), ratificata da 200 Paesi.  Obiettivo della Convenzione è mitigare gli effetti della siccità attraverso attività di cooperazione internazionale e accordi di partenariato nei paesi più colpiti, in particolare in Africa. Le strategie messe in campo si concentrano sul miglioramento della produttività del suolo e sulla gestione sostenibile delle risorse del territorio e dell’acqua.

Secondo uno studio dell’Unccd perdiamo 24 miliardi di tonnellate di terra fertile ogni anno e 15 miliardi di alberi ogni ora, e 1,5 miliardi di persone traggono il loro sostentamento da terreni che sono a rischio desertificazione.

L’Italia ha ratificato la sua adesione all’Unccd nel 1997, sia in veste di paese donatore sia come paese colpito dalla desertificazione. Il Comitato nazionale di lotta alla siccità ed alla desertificazione (Cnlsd) è stato istituito nel 1997 dal Mattm con il compito di coordinare l’attuazione della Convenzione in Italia. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) nel 1999 ha adottato il Programma di azione nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione, che individua le strategie da mettere in campo sia a livello statale che regionale per combattere la desertificazione e la siccità in Italia. In particolare il programma si sviluppa su quattro settori: protezione del suolo, gestione sostenibile delle risorse idriche, riduzione dell’impatto delle attività produttive e riequilibrio del territorio.

Le regioni fortemente a rischio sono Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Le pratiche considerate non sostenibili sono le monocolture, l’uso di sostanze chimiche e il pascolo eccessivo.

La desertificazione, la siccità e il cambiamento climatico sono fenomeni interconnessi e per questo è necessaria una cooperazione collettiva che includa tutti gli attori coinvolti per raggiungere la neutralità in termini di degrado del suolo.

In tutto il mondo sono previste varie iniziative in occasione della Giornata.

La desertificazione e il degrado del suolo sono la più grande sfida ambientale del nostro tempo.

 

Rischio desertificazione in Sicilia

La Sicilia è ricca di studi del rischio desertificazione con restituzioni cartografiche (Cancellieri et alii, 2017).

Il modello ampiamente adottato in Sicilia (anche nelle altre regioni) è il Medalus (Mediterranean desertification and land use), progetto di ricerca europeo che individua aree a rischio di desertificazione sulla base dell’Indice di sensibilità ambientale Esai (Environmentally sensitive areas).

Nel 2009 l’équipe del prof. Piccione, dell’Università degli Studi di Catania, pubblica uno studio del rischio desertificazione della Sicilia, con restituzione cartografica bi-temporale – prima (Fig. 6) e seconda metà del secolo scorso (Fig. 7) – con un dettaglio informativo di 50 per 50 metri al suolo, e forte di ben 25 strati tematici un patrimonio di oltre 256.000.000 pixel.

 

Rischio desertificazione nella Regione Sicilia – prima metà del secolo scorso

 

Rischio desertificazione nella Regione Sicilia – seconda metà del secolo scorso

Il metodo MEDALUS, muovendo da indicatori riuniti in macroindicatori, consente di conoscere lo stato di salute di un ambito territoriale distinguendo 4 classi: non affetto, potenziale, fragile e critico (le ultime due distinte ciascuna in tre subclassi).

 

Approfondimenti

Da approfondimenti condotti dall’équipe del prof. Piccione, il miglioramento che la Sicilia ha subito, passando dal primo alla seconda metà del XX secolo, è dovuto principalmente ad azioni riuscite di riforestazione, alla riduzione del pascolo abusivo, all’istituzione di parchi e riserve, al ritorno della naturalità in territori abbandonati.

Il dettaglio informativo della banca dati ha consentito agli autori di produrre, altresì, una caratterizzazione georiferita del rischio desertificazione nei 390 comuni della Sicilia (Fig. 8). Le schede comunali sono consultabili attraverso internet digitando il nome del comune e il termine desertificazione.

 

Esempio di scheda del rischio desertificazione nel comune di Vizzini

Sono in corso con risultati promettenti, ai fini di possibili applicazioni nel campo della manutenzione del territorio, studi dedicati alla risposta in termini mitigativi del rischio desertificazione nei territori interessati da parchi regionali, da varie formazioni boschive e dalla macchia mediterranea (vedasi Bibliografia)

 

Sviluppi futuri

Sono in corso tre filoni di ricerca coordinati dall’équipe del prof. Piccione:

  • Testare un indice sintetico (Espi) che consente in una scala 0-100 di esprimere il grado di febbre del suolo in ottica di sensibilità ambientale di una tessera di territorio – bacino, comune, provincia, regione, etc. (Fig. 9);
  • Applicare le metriche proprie dell‘Ecologia del Paesaggio al dato della sensibilità ambientale per produrre nuovi protocolli di pianificazione territoriale nel rispetto dei recenti orientamenti di tutela del bene suolo. Questo filone prevede la realizzazione di un Cruscotto che interrogherà un database (dati relativi alle regioni Sicilia e Calabria) e consentirà di conoscere lo stato di salute di un ambito territoriale ma, soprattutto, quanto concorrono i fattori predisponenti. Su quest’ultimi il Cruscotto consentirà di intervenire sui singoli valori per simulare l’entità di guadagno di qualità ambientale;
  • Affrontare, grazie alle conoscenze desunte dai due precedenti filoni, lo studio del rischio desertificazione a livelli di dettaglio (al di sotto della scala 1:10.000) con l’ausilio di droni equipaggiati con sensori dedicati contribuendo allo sviluppo di nuovi servizi per l’agricoltura di precisione.

 

Andamento annuale dell’indice sintetico ESPI della Regione Sicilia – periodo 1921-2000

 

 

AUTORI

Cancellieri Francesco Componente Osservatorio per la Qualità del Paesaggio della Regione Siciliana
Piccione Vincenzo BioNaturalista e Membro Accademia Gioenia
Veneziano Vincenzo Ph. D. in Biologia ed Ecologia Vegetale in Ambiente Mediterraneo, Catania, Italia