Ogni anno, nell’UE, utilizziamo attualmente 100 miliardi di borse: uno spreco enorme, dato che spesso vengono usate una sola volta. Molte finiscono nei nostri oceani e nei nostri mari. Una recente misura intrapresa per affrontare questo spreco di risorse e produzione di rifiuti è la nuova direttiva dell’UE sulle borse di plastica, che obbliga gli Stati membri a ridurre drasticamente l’utilizzo delle borse in materiale leggero. Come procedono le operazioni in quest’ambito?

Il numero di borse di plastica utilizzate a persona varia sensibilmente tra gli Stati membri, alcuni dei quali hanno già raggiunto dei risultati impressionanti in quanto a contenimento del loro utilizzo. In Danimarca e in Finlandia, grazie alle misure adottate negli ultimi due anni, il consumo medio annuale di borse di plastica in materiale leggero si è ridotto a solamente quattro a persona. In Irlanda, dall’introduzione di un’imposta nel 2002, il consumo di borse di plastica monouso è diminuito da 328 a persona ogni anno a solo 18: una riduzione vicina al 95 %.

Dall’altro lato della scala, sono presenti paesi in cui l’utilizzo delle borse nel 2010 era nettamente superiore alla media: ad esempio, la Grecia con 269 borse e la Bulgaria con 421 ogni anno, a persona.

I governi nazionali, ai sensi della nuova direttiva sulle borse di plastica, devono garantire che il consumo annuale di borse in materiale leggero a persona non sia superiore a 90 entro la fine del 2019 e che si riduca a 40 entro la fine del 2025. Per raggiungere tali obiettivi, i paesi hanno la possibilità di attuare diverse misure. Tra queste figurano imposizioni, imposte o obiettivi nazionali di riduzione, che possono essere ottenuti mediante misure obbligatorie o accordi con i settori economici. È anche possibile imporre un divieto di utilizzo delle borse, purché si allinei con il diritto dell’UE. Gli Stati membri dovevano informare la Commissione riguardo alla propria modalità di applicazione delle nuove norme entro novembre 2016.

Alcuni paesi hanno optato per le imposizioni obbligatorie; altri invece, come la Germania e l’Austria, per accordi con il settore del commercio al dettaglio. La Francia e l’Italia, in alternativa, hanno vietato qualsiasi borsa non biodegradabile o compostabile. Il Regno Unito e i Paesi Bassi, a loro volta, hanno optato per l’imposizione di un costo sulle borse. Neppure in Estonia, infine, sarà più possibile disporre gratuitamente di borse.

La Commissione sta dando priorità all’attuazione della direttiva dell’UE sulle borse di plastica e, di conseguenza, ha già inviato delle lettere di avvertimento agli Stati membri che non si sono espressi entro la scadenza.

Frenare l’utilizzo delle borse di plastica è però solo uno degli aspetti che contribuiscono alla transizione verso un consumo più sostenibile e alla riduzione della dispersione della plastica nell’ambiente.

La Commissione sta elaborando, come parte del piano d’azione per l’economia circolare, una nuova strategia sulla plastica.

Karmenu Vella, Commissario Europeo per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha affermato (ndr: a fine 2017): «Dobbiamo sviluppare una diversa visione dell’economia della plastica e vogliamo che le materie plastiche diventino circolari nell’Unione europea. Per questa ragione, entro la fine di quest’anno , pubblicheremo una nuova strategia europea sulla plastica nell’ economia circolare».

Nel video Karmenu Vella, Commissario UE illustra la drammaticità della situazione (fonte http://it.euronews.com)