Riportiamo quanto Franco Tassi ha affermato durante GIS – Le Giornate Internazionali Sulla Relazione Uomo-Animale a Bologna dal 27 al 29 ottobre 2018:
“Affrontando nel nostro tempo i grandi temi della Conservazione della Natura, ci si chiede spesso quale sia la strategia di comunicazione più efficace, e come si possa riuscire a esprimere ciò che sta avvenendo sul Pianeta, nell’eterno contrasto tra la devastazione e la conservazione. Come far percepire a un pubblico eterogeneo e vastissimo, che sembra indifferente e distratto, la necessità di aprire finalmente gli occhi, rendersi conto della situazione, e quindi agire di conseguenza? In altre parole, quale linguaggio adottare? Se oggi le grandi trasformazioni ambientali vengono comprese solo in parte e tardivamente, e manca una adeguata preparazione ecologica, non si può imputarne la colpa solo agli ascoltatori. Perché qualche responsabilità ricade anche su coloro che avrebbero dovuto spiegare, illustrare, documentare. Per coinvolgere il pubblico, infatti, si deve assolutamente modificare l’attuale sistema di comunicazione, che mutua termini e concetti dal mondo accademico, con un linguaggio scientifico per molti incomprensibile. Per risvegliare attenzione, interesse e curiosità, suscitando maggiore partecipazione e consenso, occorre invece parlare in modo emozionale, vivo, incisivo, accessibile a tutti. Questa è anche l’opinione espressa in un saggio illuminante dall’esperto inglese George Monbiot, che sostiene l’importanza di tornare a un vero e proprio “Linguaggio Naturale”. Evitare settorialismi, tecnicismi e, aggiungeremmo noi, anche eccessivi “anglicismi”. Come ad esempio il classico Wolf Management Plan, che nasconde il vero obiettivo, l’abbattimento dei Lupi. O come Ecological Services, quasi la Natura fosse al nostro servizio, mentre si tratta dei preziosi Benefici da lei profusi, per i quali dovremmo esserle grati. O come Natural Capital, come se operassimo in campo finanziario, mentre sarebbe assai meglio parlare di Nature Heritage, ovvero Patrimonio Naturale. Pretendere di valutare, quantificare, misurare e monetizzare la Natura è senza dubbio assurdo e aberrante, e per molti versi pericoloso (perché abbasserebbe il livello di tutela, che diventerebbe poi facilmente superabile offrendo un “prezzo” maggiore). Occorre cercare invece parole oneste e chiare, che non esprimano restrizioni o negatività. Secondo Monbiot, anziché dire Protected Areas, sarebbe bene parlare, piuttosto, di Natural Wonders, ovvero Meraviglie Naturali. Il cambiamento proposto può sembrare troppo repentino, ma non si può non riconoscerne la validità, nel moderno scenario della scienza della comunicazione. Un solo esempio concreto è sufficiente a dimostrarlo. Quando, mezzo secolo fa, il Lupo era odiato e perseguitato, e tutti bramavano sterminarlo, i suoi difensori ne diffusero ampiamente un manifesto con una splendida immagine accompagnata da un semplice detto pellerossa: “Con tutti gli esseri, e con tutte le cose, noi saremo fratelli”… E fu allora, che tutto cambiò. “

Nel video Franco Tassi illustra la presenza della Lince lungo l’appennino centrale

Per saperne di più:

Franco Tassi, docente di ecologia, studioso, ricercatore, naturalista-manager e giornalista-scrittore. E’ un ambientalista noto in Italia e all’estero per le sue storiche battaglie in difesa della Natura. È attualmente responsabile del Centro Parchi Internazionale – Ente coordinatore di molti Gruppi attivi al seguito del Comitato Parchi Nazionali, vincitore dell’epica “sfida del 10%” per proteggere almeno un decimo del “Bel Paese” –, e del Centro Studi Ecologici Appenninici, che per primo ha promosso moderne ricerche sulla “grande fauna”, e avviato il Progetto Biodiversità.

Franco Tassi ha operato per 33 anni sul “Fronte della Natura” come Direttore Soprintendente della più antica, importante e famosa Area protetta d’Italia: il Parco Nazionale d’Abruzzo. In questo Parco, assediato da ogni tipo di minaccia, ha ampliato la tutela del territorio, portandolo da 30mila a 50mila ettari di estensione, con una Fascia contigua di Protezione di 120mila ettari. Ha applicato per la prima volta la Zonazione. Ha bloccato la speculazione edilizia e ha disciplinato rigorosamente i tagli forestali, lanciando l’Operazione Grande Albero, e salvando dall’abbattimento oltre 10 milioni di grandi alberi. Ha promosso un ecoturismo avanzato, nel pieno rispetto degli usi e delle tradizioni locali. Ha inoltre creato numerosi Centri Visita e Aree faunistiche, favorendo l’occupazione giovanile e il volontariato di ogni provenienza; ha organizzato eventi di rilievo internazionale.Ha salvato dall’estinzione l’Orso marsicano, il Lupo appenninico e il Camoscio d’Abruzzo, reintroducendolo con successo anche nei Parchi Nazionali della Maiella e del Gran Sasso.
Ha ricostituito la presenza del Cervo e del Capriolo, favorendone la diffusione nell’Appennino. Ha scoperto l’esistenza della misteriosa Lince appenninica.
Ha incoraggiato in ogni modo, in Italia e all’estero, la vera Conservazione della Natura. Con un chiaro indirizzo verso questa “missione”, e attraverso strategie innovative, ha trasformato il Parco in prezioso “esempio-pilota”: il vero modello di riferimento che ha reso possibile la crescita dei Parchi in ogni parte d’Italia, realizzando, a detta degli osservatori internazionali, “la missione impossibile: assicurare la migliore conservazione dell’ecosistema, promuovendo anche, al tempo stesso, il benessere delle Comunità locali”.

Oggi Franco tassi è Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico del Parco Regionale dei Monti dei Nebrodi.