Alla conferenza internazionale dell’Onu sulla Biodiversità si è ribadita l’importanza di rivedere i piani strategici sulla sua conservazione per la sopravvivenza delle generazioni future.

La Conferenza sulla Biodiversità delle Nazioni Unite si è tenuta dal 13 al 29 novembre 2018, a Sharm El Sheikh, in Egitto, sul tema “Investire nella biodiversità per le persone e il pianeta”. Erano presenti circa 3.800 partecipanti in rappresentanza di partiti, governi, organizzazioni internazionali e non governative, popolazioni indigene e comunità locali, mondo accademico e settore privato.

L’esigenza di una conferenza così ampia e partecipata nasce dall’ormai evidente fallimento nel raggiungimento entro il 2020 dei 20 obiettivi di Aichi sulla diversità biologica stabiliti nel 2010 per affrontare alcune delle maggiori sfide ambientali. L’obiettivo, quindi, è stato quello di proporre un quadro strategico per la gestione delle problematiche legate alla perdita dei servizi ecosistemici nel post 2020 presentando degli scenari della situazione ecologia nel 2050.

Come sottolineato dal presidente Yasmine Fouad, ministro egiziano dell’Ambiente, “la natura e l’umanità sono indivisibili e bisogna lavorare verso gli obiettivi della Conferenza sulla Biodiversità per elaborare un quadro ispiratore post 2020 per la dignità e la sopravvivenza delle generazioni future”.

L’obiettivo della conferenza è anche stato quello di riunire sotto un unico incontro altri congressi di carattere decisionale aventi tutti la protezione e l’implementazione della biodiversità come oggetto di discussione, quali:

 

  • il Vertice ministeriale africano sulla biodiversità del 13 novembre 2018;
  • il Segmento di alto livello della conferenza previsto il 14 e 15 novembre 2018;
  • la 14esima riunione della Conferenza delle parti (Cop 14) della Convenzione sulla diversità biologica che si è tenuta dal 17-29 novembre 2018;
  • la nona riunione della Conferenza delle parti del protocollo di Cartagena sulla biosicurezza;
  • la terza riunione della Conferenza delle parti del protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e la giusta ed equa ripartizione delle prestazioni derivanti dalla loro utilizzazione; e
  • riunioni parallele, eventi collaterali e il padiglione della Convenzione di Rio.

La Conferenza ha adottato una serie di decisioni su questioni strategiche, amministrative, finanziarie e che riguardano gli ecosistemi rilevanti per l’attuazione della Convenzione di Rio e dei suoi protocolli.

Tra i punti salienti, è stato istituito un gruppo di lavoro aperto di tipo intersessionale sul quadro globale della biodiversità post 2020,  è stato stabilito un processo di lavoro intersessionale che include un gruppo di esperti tecnici per continuare a lavorare sulle informazioni sulla sequenza digitale delle risorse genetiche nell’ambito della convenzione e del protocollo di Nagoya e sono state adottate le linee guida volontarie Rutzolijirisaxik per rimpatriare, ricevere e ripristinare le conoscenze tradizionali rilevanti per la conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica.

Durante la discussione plenaria, l’Unione europea ha espresso il suo parere circa la necessità di effettuare dei cambiamenti nei modelli di consumo e produzione rispettando i confini planetari, di rendere mainstream le questioni legate alla perdita di biodiversità a tutti i livelli e di fornire opportunità di lavoro nel settore privato nel quadro della biodiversità globale post 2020.(fonte asvis.it)

Nel video  il Presidente del Ramarro Sicilia, Prof. Renato Carella, nel rappresentarci la Biodiversità del Bosco di Santo Pietro, ci illustra quali possano essere le azioni per il ripristino dell’antico manto boschivo della Macchia Mediterranea per il riscatto ambientale di una parte della Sicilia bellissima e sfortunata.