Di Alessandro Lattanzio per Aurora Sito di Informazione Geopolitica
All’indomani del terremoto del 28 dicembre 1908 che investì Messina, intervenne come primo soccorritore una Squadra della Flotta del Baltico della Marina Imperiale Russa, composta dall’incrociatore corazzato Admiral Makarov e dalle corazzate Slava e Tsesarevich, a cui in seguito si aggiunsero l’incrociatore protetto Bogatyr, salpato dal porto di Augusta, e le cannoniere Giljak e Koreetz, salpate da Palermo. Furono gli equipaggi di queste navi russe che portarono i primi soccorsi alla popolazione terremotata di Messina fin dall’alba del 29 dicembre 1908.
Tsesarevich
Corazzata della Marina Imperiale russa, fu varata in Francia il 23 febbraio 1901. La nave fu dislocata nella base di Port Arthur, nel nord-est della Cina, dopo essere entrata in servizio nel 1903, combattendo nella guerra russo-giapponese del 1904-1905. La Tsesarevich fu silurata durante un attacco a sorpresa dei giapponesi a Port Arthur l’8/9 febbraio 1904, e una volta riparata, divenne la nave del Contrammiraglio Wilgelm Vitgeft nella Battaglia del Mar Giallo, del 10 agosto 1904; dopo di che fu internata a Tsingtau. Dopo la guerra, la Tsesarevich fu assegnata alla Flotta del Baltico e contribuì a sopprimere la ribellione di Sveaborg nel 1906. Durante una crociera nel Mediterraneo, l’equipaggio soccorse i sopravvissuti del terremoto di Messina del 1908. La Tsesarevich non fu molto attiva durante la Prima guerra mondiale e il suo equipaggio aderì all’ammutinamento generale della Flotta del Baltico del 16 marzo 1917. Ribattezzata Grazhdanin, la corazzata partecipò alla battaglia del Moonsound dell’ottobre 1917. La nave fu radiata dalla Marina Militare sovietica nel 1918 e demolita nel 1924-1925.
Caratteristiche
Dislocamento: 13100 tonnellate
Lunghezza: 118,5 m.
Larghezza: 23,2 m.
Velocità: 18 nodi.
Autonomia: 5500 miglia a 10 nodi.
Armamento:
4 cannoni da 305 mm;
12 cannoni da 152 mm;
20 cannoni da 75 mm;
20 cannoni da 47 mm;
8 cannoni da 37 mm;
4 tubi lanciasiluri da 381 mm;
Corazzatura fino a 254 mm.
Equipaggio: 778 effettivi, di cui 79 ufficiali.
Slava
Le corazzate della classe Borodino, la più grande classe di corazzate dell’Impero russo, furono costruite nell’ambito del programma “Per l’urgenza dell’Estremo Oriente”. Rappresentarono l’ulteriore sviluppo del progetto della corazzata Tsesarevich. Furono costruite cinque navi: Borodino, Knjaz Suvorov, Imperator Aleksandr III, Orjol e Slava; le prime tre furono affondate nella battaglia di Tsushima, mentre l’Orjol fu catturata dai giapponesi. La corazzata Slava venne affondata nella battaglia del Moonsund nel 1917.
Caratteristiche
Dislocamento: 14200 tonnellate
Lunghezza: 121 m.
Larghezza: 23,22 m.
Velocità: 18 nodi.
Autonomia: 3200 miglia a 10 nodi.
Armamento:
4 cannoni da 305 mm;
12 cannoni da 152 mm;
20 cannoni da 75 mm;
20 cannoni da 47 mm;
4 tubi lanciasiluri da 457 mm;
Corazzatura fino a 254 mm.
Equipaggio: 754 effettivi, di cui 28 ufficiali.
La Slava fu impostata nei Cantieri Navali del Baltico l’11 novembre 1902, ma non venne completata in tempo per essere inviata in Estremo Oriente col Secondo Squadrone del Pacifico dell’Ammiraglio Zinovij Rozhdestvenskij. Le corazzate classe Borodino, riprendevano le linee generali della corazzata Tsesarevich, anche se ingrandite e con soluzioni tecniche più elaborate ed avanzate. Insieme alla corazzata Tsesarevich, la Slava soppresse la ribellione di Sveaborg nel 1906, e poi fu assegnata allo squadrone di addestramento dei cadetti formatisi nell’ambito delle riforme navali post-Tsushima. Durante una crociera di addestramento nel Mediterraneo la Slava soccorse i sopravvissuti del terremoto di Messina del 1908, trasportando alcuni feriti a Napoli per le cure mediche. Nel 1910 fu sottoposta a riparazioni dopo un incidente a Gibilterra e nel 1911 fu trasferita alla prima linea della Flotta del Baltico. La Slava, durante la Prima Guerra Mondiale, partecipò alla difesa del Golfo di Riga con duelli d’artiglieria contro corazzate tedesche e bombardò le truppe tedesche sulle coste. La nave fu ripetutamente danneggiata in combattimento. Nel 1916 venne modernizzata ricevendo cannoni antiaerei e l’aggiornamento dei cannoni principali e da 152 mm. Nel 1917, nel corso della battaglia del Moonsund, il 17 ottobre, la Slava si scontrò con le navi da battaglia monocalibre tedesche Koenig e Kronprinz, subendo gravi danni; durante la ritirata fu fatta incagliare dall’equipaggio all’ingresso dello Stretto del Moonsund, tra le isole di Hiiumaa e Vormsi. Il comitato dei marinai organizzato a bordo della nave dopo la rivoluzione di febbraio, aveva ordinato l’abbandono della sala macchine causando così l’incagliamento della nave, ignorando gli ordini del capitano. I cacciatorpediniere russi di scorta evacuarono l’equipaggio prima che il deposito di munizioni poppiero della Slava esplodesse. In seguito, tre cacciatorpediniere ebbero l’ordine di silurarla, ma solo un siluro funzionò e la Slava si posò sul fondo all’ingresso dello stretto di Moonsound. La nave venne ufficialmente radiata dalla Marina Militare sovietica il 29 maggio 1918. Nel 1935, il relitto fu smantellato dagli estoni.
Admiral Makarov
L’Admiral Makarov faceva parte degli incrociatori corazzati classe Bajan costruiti in Francia per la Marina Militare Imperiale russa. Fu varato il 28 maggio 1906 e nell’aprile 1908. La nave salpò per il Baltico il 27 maggio. Pochi mesi dopo, ritornò nel Mediterraneo, fornendo assistenza ai sopravvissuti del terremoto di Messina del dicembre 1908. Nell’agosto 1910 rappresentò l’impero russo, insieme alla corazzata Tsesarevich, all’incrociatore corazzato Rjurik e all’incrociatore protetto Bogatyr, all’incoronazione di Nicola I di Montenegro. Nel 1913, la nave fece parte di una squadra di incrociatori che visitò Brest, in Francia, l’isola di Portland in Gran Bretagna e Stavanger, in Norvegia. Dopo l’inizio della Prima guerra mondiale l’Admiral Makarov fu assegnato alla Prima Brigata Incrociatori e quindi posò diversi campi minati scontrandosi varie volte con navi da guerra tedesche, come coll’incrociatore leggero tedesco SMS Muenchen, nella notte del 6/7 maggio 1915, presso Libava; o nella Battaglia delle Isole Åland, quando gli incrociatori del Contrammiraglio Mikhail Bakhirev, Admiral Makarov, Bajan, Rjurik, Bogatyr e Oleg, e il cacciatorpediniere Novik. si scontrarono coll’incrociatore leggero SMS Augsburg, il posamine SMS Albatross e numerosi cacciatorpediniere tedeschi. I russi catturarono l’Albatross. Quando i tedeschi avviarono l’operazione Albion, l’invasione delle isole Saaremaa, Hiiumaa e Muhu (Moon), l’11 ottobre 1917, l’Admiral Makarov dalla Finlandia raggiunse il Moonsound il 14 ottobre, ingaggiando i cacciatorpediniere tedeschi che tentavano di entrare nello Stretto. L’Admiral Makarov venne radiato nel 1918 e rottamato nel 1922 a Stettino.
Caratteristiche
Dislocamento: 7784 tonnellate
Lunghezza: 137 m.
Larghezza: 17,5 m.
Velocità: 21 nodi.
Autonomia: 3900 miglia a 10 nodi.
Armamento:
2 cannoni da 203 mm;
8 cannoni da 152 mm;
20 cannoni da 75 mm;
4 cannoni da 47 mm;
2 tubi lanciasiluri da 457 mm;
Corazzatura fino a 175 mm.
Equipaggio: 568 effettivi.
Bogatyr
Il Bogatyr fu varato dai cantieri navali AG Vulcan di Stettino il 30 gennaio 1901 ed entrò il 20 agosto 1902, in servizio nella Flotta del Baltico della Marina Imperiale russa. Durante la guerra russo-giapponese del 1904-1905, fu di stanza a Vladivostok con lo squadrone degli incrociatori della Flotta del Pacifico del Contrammiraglio Karl Jessen, compiendo incursioni contro il traffico commerciale e ricognizioni. Il 15 maggio 1904, il Bogatyr s’incaglio nella baia dell’Amur e rimase ancorato a Vladivostok. Dopo la guerra, il Bogatyr fu riassegnato alla Flotta del Baltico ed era schierato nel Mediterraneo quando il 29 dicembre 1908, insieme a Slava, Tsesarevich e Admiral Makarov, soccorse Messina. Alcuni membri dell’equipaggio rimasero uccisi dalle scosse di assestamento mentre tentavano di salvare delle vittime tra le macerie. Nel 1912, il Bogatyr fu ammodernamento a Kronshtadt. All’inizio della Prima guerra mondiale, il Bogatyr faceva parte della Prima Brigata Incrociatori del Mar Baltico. Il 26 agosto 1914, insieme all’incrociatore corazzato Pallada, catturò l’incrociatore leggero tedesco SMS Magdeburg, al largo di Osmussaar, in Estonia. I russi catturarono il comandante Habenicht insieme al libro dei codici tedesco. Tra il 1914 e il 1915, il Bogatyr compì operazioni di posa di campi minati nel Baltico, che affondarono l’incrociatore leggero tedesco SMS Augsburg presso l’isola di Bornholm. Il 2 luglio 1915, il Bogatyr partecipò alla battaglia delle Isole Åland e alla fine del 1915 fu sottoposto a lavori di riparazione a Kronshtadt. Fino al 1916 operò nel Baltico intercettando convogli tedeschi. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, l’equipaggio del Bogatyr aderì al Partito Bolscevico. Dopo l’armistizio con la Germania del dicembre 1917, il Bogatyr fu smobilitato ad Helsinki. Il trattato di Brest-Litovsk richiese che i sovietici evacuassero Helsinki, e nel marzo 1918 il Bogatyr salpò per Kronshtadt assieme all’Admiral Makarov ed altre navi russe, compiendo il “Viaggio di Ghiaccio”. Nel 1922, il Bogatyr fu radiato e demolito in Germania, ma il suo apparto motore fu recuperato ed utilizzato a bordo dell’incrociatore gemello Komintern (ex-Pamjat Merkurija).
Caratteristiche
Dislocamento: 5910 tonnellate
Lunghezza: 134 m.
Larghezza: 16,6 m.
Velocità: 21 nodi.
Autonomia: 3000 miglia a 10 nodi.
Armamento:
12 cannoni da 152 mm;
12 cannoni da 75 mm;
4 cannoni da 47 mm;
2 cannoni da 37 mm;
4 tubi lanciasiluri da 381 mm;
Corazzatura fino a 140 mm.
Equipaggio: 581 effettivi.
Giljak e Koreetz
Nel 1906 furono tra le nuove navi ordinate dalla Marina Imperiale russa per compensare le perdite nella guerra russo-giapponese. Queste navi furono progettate tenendo conto dell’esperienza della guerra passata. Ciò si riflesse nella composizione dell’artiglieria: invece dei lenti cannoni da 203 mm e 152 mm, le nuove navi ricevevano cannoni da 120 mm più leggeri e dal tiro più rapido. Queste cannoniere erano state concepite come navi che dovevano operare sui fiumi cinesi, e ciò spiega l’armamento scarso e la bassa velocità. Le nuove cannoniere ricevettero nomi in ricordo delle cannoniere affondate nella guerra russo-giapponese: Giljak, Koreetz, Bobr e Sivuch. La Giljak fu varata nel cantiere del Nuovo Ammiragliato a San Pietroburgo il 28 aprile 1906 ed entrò in servizio il 27 ottobre 1907. La Koreetz fu costruita nello stabilimento Putilov, varata il 23 aprile 1906 e divenne operativa il 12 ottobre 1907. Giljak e Koreetz facevano parte della Flotta del Baltico e nell’ottobre 1908 salparono da Kronshtadt per l’Estremo Oriente russo, per entrare nella Flottiglia Siberiana. Dopo soste nel Regno Unito, Francia, Portogallo, entrarono nel Mar Mediterraneo, dove, il 29 dicembre 1908 soccorsero i residenti di Messina colpita dal terremoto. Alla fine dell’anno, le cannoniere ricevettero l’ordine di ritornare nel Baltico. Nel 1910, le quattro cannoniere entrarono a far parte della Seconda Divisione posamine, con sede nella base fortificata di Sveaborg (Suomenlinna, in Finlandia). Durante la Prima guerra mondiale, il 6 agosto 1915, la Koreetz si scontrò nel Moonund coll’incrociatore tedesco Augsburg e i due cacciatorpediniere che lo scortavano. La Koreetz fu subito colpita due volte, assieme alla Sivuch che subì gravi danni e venne affondata dalle navi da guerra tedesche. L’incrociatore tedesco venne a sua volta colpito dalla Koreetz, che però s’incagliò tra le secche. La mattina seguente la cannoniera fu fatta saltare in aria dall’equipaggio. La Giljak, il 3 aprile 1918, fu fatta esplodere dall’equipaggio ad Abo (Turku, in Finlandia). Più tardi fu recuperata e rottamata dai finlandesi.
Caratteristiche
Dislocamento: 990 tonnellate
Lunghezza: 65,5 m.
Larghezza: 10,98 m.
Velocità: 12,5 nodi.
Autonomia: 1100 miglia a 10 nodi.
Armamento:
2 cannoni da 120 mm;
4 cannoni da 75 mm;
Equipaggio: 148 effettivi di cui 10 ufficiali.
Aurora
Due anni dopo, il 3 marzo 1911, l’incrociatore Aurora, in rappresentanza della Flotta del Baltico della Marina Imperiale Russa, attraccato nel porto di Messina, ricevette la riconoscenza della città per gli aiuti che i marinai russi fornito alla città dello Stretto: “Per l’occasione, si coniò una medaglia d’oro, su disegno dello scultore Donzelli, che fu consegnata nel corso di una solenne cerimonia allo Stato Maggiore dell’incrociatore, poi trasformato in museo galleggiante nel porto di Leningrado”, dove è conservata una sua riproduzione, a sua volta realizzata in occasione dell’inaugurazione del monumento dedicato ai marinai russi a Messina, nel 2012.
Di seguito, il rapporto ufficiale del viceconsole russo a Messina sulla visita dell’Aurora a Messina: “giunto il 1° marzo (1911) dopo mezzogiorno… L’incrociatore è stato fatto attraccare alla banchina e le cerimonie ebbero luogo sul ponte coll’intervento di tutte le autorità civili, militari, e religiose. La medaglia e l’attestato furono portati dal Comitato organizzatore (i membri della redazione del giornale Nuovo Telefono) il cui Presidente è il signor Migneco e il Vicepresidente Anastasi. Furono pronunciati dei brevi ma affettuosi discorsi dal Regio Commissario, cav. A. Salvadori, dal Prefetto comm. Gino Buganza, dal Presidente della Deputazione provinciale, avv. Quattrocchi e da padre Calvi, a nome di S.E. l’Arcivescovo, da uno studente dell’Università. Il comandante Leskov rispose a tutti, assieme al dottore di bordo Novikov…la cerimonia fu solenne,… la gente ammassatasi sulla banchina applaudì vivamente al suono dell’Inno Russo. La stessa sera ebbe luogo un gala nel nuovo teatro, coll’intervento di tutte le autorità civili e militari. Furono invitati il comandante Leskov, una ventina di ufficiali e quasi un centinaio di marinai dell’Incrociatore. Regnò un grandissimo entusiasmo e al suono alternati degli inni russo e italiano furono lanciati ai coraggiosi marinai fiori e grida di evviva interminabili. L’indomani, il 3 marzo, il Comandante Leskov veniva invitato dal comm. Sofio, Presidente dell’orfanotrofio Regina Elena, accompagnato dal comm. Makaev, a visitare l’istituto dove alcuni orfani recitarono dei versi toccanti. Il comandante poi visitava diversi altri istituti di carità, mostrando tatto squisito e sentimenti molto elevati. Dopo mezzogiorno il Comandante invitava le autorità a bordo per un tè. Il giorno seguente, il Presidente della Società Operaia, comm. Paolo Savoca, col Consiglio di Amministrazione, si recava a bordo facendo dono al Comandante Leskov dei diplomi di membro onorario da trasmettere ai comandanti delle quattro navi, “Tsesarevich”, “Slava”, “Makarov” e “Bogatyr”. Egual diploma fu donato al comm. Makaev, anche lui presente a Messina nei giorni del disastro. Dopo mezzogiorno, alle ore 16, la nostra Municipalità invitava il comandante Leskov e tutti gli Ufficiali per un vermut d’onore al Grand Hotel Pagliari. Qui, tutte le autorità, il Comandante Leskov e gli Ufficiali presero congedo esprimendo sentimenti di affettuosa fraternità. Alle ore 18, l’Incrociatore levava l’ancora e salpava…Termino questo rapporto trasmettendo i ringraziamenti delle Autorità e dei cittadini all’onorevole Ambasciata per aver esaudito i desideri dei cittadini facendo venire l’Incrociatore Russo”.
L’incrociatore Aurora fu battezzato in onore dell’omonima fregata che difese la città di Petropavlovsk-Kamchatskij, nella Kamchatka, durante la Guerra di Crimea del 1853-1856. L’Aurora era rientrato nei ranghi della Flotta del Mar Baltico della Marina Imperiale russa nel 1906, dopo aver partecipato alla disastrosa battaglia di Tsushima del 27-28 maggio 1905, dove la squadra russa fu sconfitta dalla flotta giapponese. Sebbene danneggiato, in quell’occasione l’Aurora fu una delle poche unità russe a riparare nel porto di Manila, nelle Filippine, sopravvivendo alla battaglia. L’incrociatore divenne una nave-scuola nel 1907 e nel 1908 subì lavori di aggiornamento tornando operativo nel 1909 agli ordini del Capitano di 1° rango Pjotr N. Leskov, che guidò la nave a Messina. Dall’agosto 1912, assieme all’unità gemella Diana e all’incrociatore Bogatyr, compose la squadra navale per i cadetti della Marina Imperiale russa. Nell’ottobre 1917, nella notte fra il 24 e il 25, l’incrociatore guidò la presa del Palazzo d’Inverno da parte dei soviet guidati dalla Frazione Bolscevica del Partito Operaio Social-Democratico Russo, evento culminante della Rivoluzione d’Ottobre. Trasformato in nave-museo, l’incrociatore fu sottoposto nel 2014-2016, presso i cantieri navali della base navale di Kronshtadt, ai lavori di restauro, proprio in occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre.
Caratteristiche
Dislocamento: 6731 tonnellate
Lunghezza: 126,8 m.
Larghezza: 16,8 m.
Velocità: 19 nodi.
Autonomia: 4500 miglia a 10 nodi.
Armamento:
8 cannoni da 152 mm; (14 da 152 mm dal 1917)
24 cannoni da 75 mm; (4 da 76,2 mm dal 1917)
2 cannoni da 37 mm; (aboliti dal 1917)
3 tubi lanciasiluri da 381 mm;
Equipaggio: 590 effettivi.