“Come risultato di un’eccessiva produzione annuale di rifiuti solidi (tra i 208 e i 760 kg pro capite all’anno), il Mar Mediterraneo è attualmente una delle aree maggiormente invase da rifiuti (marine litter) nel mondo: la concentrazione dei rifiuti in alcune aree è comparabile a quella delle cosiddette isole galleggianti dell’Oceano Pacifico. Questo è dovuto principalmente alla sua struttura: essendo esso un bacino semichiuso con ridotti scambi d’acqua con l’Oceano Atlantico, accumula al suo interno un enorme quantitativo di rifiuti galleggianti e non, che rappresentano un potenziale rischio per la biodiversità, in particolar modo per le specie in pericolo come tartarughe marine, squali filtratori e balenottere. Difatti, nonostante le sue ridotte dimensioni rispetto alla superficie marina mondiale (0.8%), il mar Mediterraneo presenta al suo interno una variegata eterogeneità di ecosistemi che lo ha reso uno dei 25 biodiversity hotspots del mondo, ovvero una delle regioni con il maggior numero di specie viventi in tutto il pianeta. È un punto cruciale per gran parte delle rotte migratorie degli uccelli paleartici, nelle sue acque vivono circa 900 specie di pesci e cetacei e circa 400 specie vegetali” [fonte: dossier Legambiente “Biodiversità a rischio”].