Riceviamo e pubblichiamo

Il 16 giugno scorso è stata divulgata la notizia che il Direttore generale del Dipartimento Regionale dell’Energia, Salvatore D’Urso e il Dirigente del Distretto Minerario di Caltanissetta, Michele Brescia, hanno rilasciato l’autorizzazione alla società Fassa Bortolo per la riapertura della cava di calcare in località Santa Nicolella, nonostante i numerosi appelli lanciati nei mesi scorsi dall’Associazione SiciliAntica a difesa di un sito di grandissima importanza da un punto di vista geologico, naturalistico e storico-archeologico che rischia di subire una gravissima e irreversibile distruzione.

Va infatti rilevato come l’area interessata dall’insano progetto dell’azienda trevigiana ricada sul versante occidentale di Monte Scalpello, sottoposto a vincolo idrogeologico (R.D.L. 3267/23) e paesaggistico (L. 1497/39).

Il complesso di Monte Scalpello-S.Nicolella riveste un’eccezionale importanza anche sotto il profilo paleontologico. L’interesse per le faune fossili dell’area si data già al XIX secolo quando illustri naturalisti e paleontologi, tra i quali Pietro Calcara, Andrea Aradas e lo stesso Gaetano Giorgio Gemellaro si dedicarono allo studio del sito.  Risale al 2014 il rinvenimento dei resti fossili di ittiosauri (rettili marini preistorici), i primi rinvenimenti di tale genere in tutta l’Italia meridionale.

A ridosso della cava si individuano i resti di un villaggio che ha restituito tracce di cultura materiale riferibile al neolitico e all’eneolitico, nonché i resti di un abitato indigeno ellenizzato (VII-IV a.C.)  con  relative necropoli.

Il sito estrattivo, inoltre, è ubicato a soli 1,5 km ad ovest rispetto al pianoro sommitale di Monte Scalpello, sede di un vasto insediamento fortificato, da alcuni identificato con Sorgive Castellace, dotato di un articolato sistema difensivo di età bizantina-medievale costituito da cortine murarie intervallate da diverse torri di avvistamento e da un complesso sistema di approvvigionamento idrico. In età normanna esisteva già sulla sommità del monte una chiesa dedicata a S. Costantino rientrante nei possedimenti dell’Abbazia di S. Maria Latina di Gerusalemme in Agira.  Dopo il 1524 sull’area si stanziò una comunità di monaci che fondarono l’eremo di Monte Scalpello, tuttora oggetto di pellegrinaggi legati al culto dei Corpora Sancta.

Nel 1995 la Commissione per la Tutela delle bellezze naturali e panoramiche della Provincia di Enna, nella relazione propedeutica all’apposizione del vincolo paesaggistico di Monte Scalpello, sottolineò l’importanza  dell’area che, unitamente alle testimonianze architettoniche, “costituisce una bellezza di insieme con valenze ambientali e paesaggistiche di notevole rilievo visibile dalle ampie pianure e vallate circostanti”.

Ciononostante il sito, nel corso della seconda metà del Novecento, ha visto il proliferare di diverse cave di calcare sulle pendici del monte che hanno irrimediabilmente compromesso l’originario profilo.

Il progetto della Fassa Bortolo rappresenterebbe, quindi, l’ennesimo attacco al fragile equilibrio di un contesto naturalistico e storico-archeologico di rara bellezza.

Pertanto SiciliAntica ha organizzato per domenica 24 giugno un’escursione di protesta a Monte Scalpello, alla quale parteciperanno tutte le Sedi Locali dell’Associazione per lanciare un messaggio forte e chiaro contro la riapertura della cava (l’inizio dei lavori preparatori è previsto per il prossimo ottobre) che distruggerebbe definitivamente e irreparabilmente un sito di eccezionale importanza.