Ad una settimana dalla presentazione presentazione del Rapporto ASviS “L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” svoltosi a Roma il 4 ottobre 2018 nell’Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, riportiamo la intesi dell’intervento del Portavoce Prof. Enrico Giovannini:

“Non ci siamo. Guardando ai dati disponibili e alle azioni concrete assunte negli ultimi tre anni, comincia a diventare evidente che difficilmente il mondo, l’Europa e l’Italia rispetteranno gli impegni presi solennemente il 25 settembre del 2015, con la firma dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Nonostante il miglioramento che si osserva in tanti indicatori globali relativi a tematiche economiche e sociali, e le azioni intraprese nella giusta direzione da parte di moltissimi Paesi, di migliaia di imprese e città, non si è ancora determinata quella discontinuità culturale e di scelte strategiche necessaria per raggiungere, entro il 2030, i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs nell’acronimo inglese) sui quali tutti i leader del mondo si sono impegnati. E ciò non è solo dovuto al fatto che al 2030 mancano soltanto 12 anni: infatti, accanto a significativi avanzamenti, ad esempio sul piano degli investimenti nelle energie rinnovabili o della lotta all’uso indiscriminato della plastica, si osservano preoccupanti inversioni di tendenza su temi come la fame e l’insicurezza alimentare, le disuguaglianze, la qualità degli ecosistemi, per non parlare dei danni crescenti dovuti ai cambiamenti climatici e dell’aumento dei flussi migratori dovuti agli eventi atmosferici estremi causati da questi ultimi e dai tanti conflitti in atto in molte aree del mondo. Non ci siamo neanche in Europa. Nonostante il fatto che l’Unione europea sia l’area del mondo più avanzata in termini di benessere socio-economico-ambientale come declinato nell’Agenda 2030, dove vigono le regole più stringenti per la tutela dell’ambiente e dei lavoratori, e dove lo Stato di diritto sia maggiormente tutelato, un quarto della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale, le disuguaglianze non accennano a ridursi e la disoccupazione e la sottoccupazione sono molto diffuse, soprattutto in alcuni Paesi. Come dimostrano gli indicatori sintetici originali elaborati dall’ASviS, il progresso verso gli SDGs è troppo lento e in alcuni casi assente. D’altra parte, le Istituzioni europee non hanno ancora indicato in concreto le modalità con cui intendono assumere l’Agenda 2030 come quadro di riferimento di tutte le politiche, tema sul quale, nonostante le tante resistenze e obiezioni, la Commissione europea dovrebbe formulare una proposta entro la fine dell’anno. E non ci siamo in Italia, dove i ritardi della politica sono particolarmente pronunciati, pur in presenza di una significativa mobilitazione del mondo delle imprese, delle istituzioni culturali ed educative, e della società civile. Gli indicatori elaborati dall’ASviS, sia a livello nazionale sia (per la prima volta) per le diverse regioni, confermano la condizione di non sostenibilità del nostro Paese da tutti i punti di vista, economico, sociale, ambientale e istituzionale. Anche laddove si riscontrano evidenti miglioramenti, siamo molto lontani dagli Obiettivi, mentre in altri casi le tendenze osservate vanno nella direzione sbagliata, senza parlare delle fortissime disuguaglianze tra generi, gruppi sociali e territori. In particolare, secondo gli ultimi dati disponibili l’Italia mostra segni di miglioramento in otto aree: alimentazione e agricoltura sostenibile, salute, educazione, uguaglianza di genere, innovazione, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico, cooperazione internazionale. Per cinque aree, invece, la situazione peggiora sensibilmente: povertà, condizione economica e occupazionale, disuguaglianze, condizioni delle città ed ecosistema terrestre, mentre per le restanti quattro (acqua e strutture igienico-sanitarie, sistema energetico, condizione dei mari e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide) la condizione appare sostanzialmente invariata. Di contro, si rileva un crescente interesse della società italiana per il tema dello sviluppo sostenibile, testimoniato dalle prese di posizione di importanti soggetti economici e sociali, dallo sviluppo di programmi educativi nelle scuole e nelle università, dal numero di iniziative finalizzate a coinvolgere imprese, comunità locali e persone singole sulle diverse questioni dell’Agenda 2030. L’edizione 2018 del Festival dello sviluppo sostenibile, con più di 700 eventi organizzati in tutta Italia dal 22 maggio al 7 giugno, è stato un grande successo e ha contribuito in maniera significativa, come molte altre iniziative intraprese dall’Alleanza, a promuovere questo cambiamento. La rassegna delle politiche adottate negli ultimi dodici mesi descrive importanti avanzamenti, come l’introduzione del Reddito di Inclusione per ridurre la povertà, ma anche ritardi e occasioni sprecate, come nel caso della mancata approvazione, entro la fine della scorsa legislatura, dei provvedimenti in tema di riduzione del consumo del suolo, diritto all’acqua, commercio equo, o della mancata emanazione dei provvedimenti di attuazione di importanti norme, come quelle riguardanti la riforma del Terzo Settore e la finanza etica e sostenibile. Ma ciò che continua a mancare è una visione integrata delle politiche per costruire, in modo esplicito, un futuro dell’Italia equo e sostenibile. La contesa elettorale e il confronto tra le forze politiche che ha poi portato alla formazione del Governo non si sono svolti intorno a programmi chiari e orientati in modo esplicito allo sviluppo sostenibile. Anche la discussione sulla prossima Legge di Bilancio sembra incentrata su un’impostazione che non sembra cogliere le enormi opportunità, anche economiche, offerte dalla transizione allo sviluppo sostenibile (si pensi al tema dell’economia circolare). Se gli sforzi dell’ASviS, prima e dopo la competizione elettorale, per coinvolgere le forze politiche sui temi dell’Agenda 2030 hanno prodotto un aumento dell’attenzione a questi temi e l’assunzione di impegni, sono mancate azioni concrete capaci di segnare quel cambio di passo indispensabile che potrebbe consentire all’Italia di recuperare il terreno perduto e allinearsi alle migliori pratiche internazionali. Di conseguenza, per ciò che concerne le azioni “di sistema”, l’ASviS ribadisce l’urgenza di:

• avviare il dibattito parlamentare per introdurre lo sviluppo sostenibile tra i principi fondamentali della nostra Costituzione;

• dare attuazione alla Direttiva firmata il 16 marzo scorso dal Presidente del Consiglio e costituire presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la “Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile”;

• accompagnare la presentazione della prossima Legge di Bilancio con un rapporto sull’impatto atteso di quest’ultima sui 12 indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) entrati nella programmazione finanziaria;

• trasformare il “Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica” (CIPE) in “Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile”;

• adottare un’Agenda urbana nazionale basata sugli SDGs, che si proponga come l’articolazione urbana della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile;

• istituire, presso la Presidenza del Consiglio, un organismo permanente per la concertazione con la società civile delle politiche a favore della parità di genere;

• predisporre “linee guida” per le amministrazioni pubbliche affinché esse applichino standard ambientali e organizzativi che contribuiscano al raggiungimento degli SDGs;

• intervenire con la Legge di Bilancio o con altro strumento normativo agile per assicurare il conseguimento dei 22 Target che devono essere raggiunti entro il 2020;

• allargare alle imprese di media dimensione l’obbligo di rendicontazione non finanziaria, strumento ormai indispensabile per accedere al crescente flusso di investimenti attivati dalla “finanza sostenibile”.

Come nelle edizioni precedenti del Rapporto, l’ultimo Capitolo illustra le azioni da intraprendere adottando una visione moderna e integrata dello sviluppo sostenibile, secondo sette “circuiti”: cambiamento climatico ed energia; povertà e disuguaglianze; economia circolare, innovazione e lavoro; capitale umano, salute ed educazione; capitale naturale e qualità dell’ambiente; città, infrastrutture e capitale sociale; cooperazione internazionale. Si tratta di proposte concrete, alcune delle quali (consumo di suolo, diritto all’acqua, tutela degli ecosistemi, ecc.) sono volte a recuperare il lavoro svolto dal precedente Parlamento, e quindi sono realizzabili in tempi brevi. Il fattore tempo è cruciale, così come la scelta culturale per lo sviluppo sostenibile che la politica, al di là delle diverse opinioni su temi specifici, deve proporre al Paese. Una tale scelta si porrebbe come guida anche per gli investimenti e i consumi dei privati, elemento vitale per modificare i modelli attuali di produzione e di consumo, con positivi effetti economici, sociali e ambientali. L’ASviS continuerà a contribuire alla trasformazione del nostro Paese e dell’Unione europea, rafforzando il proprio impegno a favore dello sviluppo sostenibile e la collaborazione con gli altri soggetti della società civile italiana ed europea. La diffusione degli indicatori per le regioni e le città rappresenta un contributo importante per coinvolgere le amministrazioni regionali e comunali e spingerle ad assumere strategie e azioni concrete per l’attuazione dell’Agenda 2030. L’Alleanza, con la sua diffusa rete di aderenti e associati, è a disposizione anche delle amministrazioni territoriali per rendere il loro impegno per lo sviluppo sostenibile efficace e ben coordinato.”