Luigi Sturniolo:

La mancanza delle autorizzazioni del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche, dell’Assessorato regionale al territorio e all’ambiente e del Genio Civile rivela quanto andato in scena nei giorni scorsi nel Salone delle bandiere di Palazzo Zanca come una “non consegna” dei lavori di costruzione della piattaforma logistica con annesso porto di Tremestieri.

Luigi Sturniolo

Ad oggi possono partire solo opere propedeutiche e quanto spettacolarmente annunciato si mostra come terribilmente simile a quanto avvenne qualche anno fa quando l’avvio dei lavori di modifica di un tratto di ferrovia di circa un chilometro (la cosiddetta Variante di Cannitello) venne definito come opera propedeutica e, in quanto tale, come posa della prima pietra del Ponte sullo Stretto. Addirittura si ipotizzò che quella posa della prima pietra potesse diventare motivo di richiesta di penali da parte del General Contractor.

Sembrerebbe uno scherzo della storia che il nopontista Accorinti possa utilizzare il modello Ponte per simulare l’avvio dei cantieri che rischia di non aver luogo prima delle prossime elezioni. Eppure è proprio così. La politica dell’annuncio, utilizzata sistematicamente da Berlusconi, ha ormai pervaso l’agire delle amministrazioni pubbliche di ogni colore. E anche di quelle che colore non ne hanno. Secondo tale modalità non è importante che un’opera si faccia, quanto che ne venga proclamato l’avvio, che si tagli il nastro, che si ponga la prima pietra. Che lo si faccia ripetutamente anche sulla stessa infrastruttura non rende lo schema meno efficace.

Fin qui, però, non ci sarebbe alcuna novità. Il mercato del consenso funziona così.
E’ rappresentazione, finzione. Chi lo agisce lo sa, ma ne ha bisogno per riscuotere la propria trimestrale mediatica. Ancora di più quando si è a ridosso di competizioni elettorali e si ha la necessità di far veder che si è fatto qualcosa. Ma al Sud in queste operazioni c’è qualcosa di più grave. La necessità di mostrare l’avvio di cantieri sempre annunciato e mai avvenuto nasconde la riduzione dei trasferimenti per la cura del territorio e il blocco degli investimenti per le opere infrastrutturali.

Il meccanismo dei finanziamenti attraverso i fondi strutturali e per progetti secondo modalità e sistemi autorizzativi elaborati altrove impedisce ai territori di decidere di sé in piena autonomia facendo leva sulle risorse economiche che sarebbero proprie. Nei fatti, in questo modo, ogni opera è soggetta a iter lunghissimi, con flussi finanziari a singhiozzo, elargiti secondo selezione politica (foraggiando, il più delle volte, progettisti, contenziosi e corruzione), che finiscono per mettere in competizione territori limitrofi che, al contrario, avrebbero tutto l’interesse a collaborare.

Le amministrazioni pubbliche che sentono la necessità di simulare la realizzazione delle opere si fanno così complici dell’impoverimento del meridione perché nascondono la realtà dei fatti e rallentano la rivendicazione di una gestione indipendente delle risorse secondo le esigenze del territorio e dei suoi abitanti. Nella scoppola elettorale che la politica nel suo complesso ha ricevuto al Sud c’è forse anche questo, che i meridionali hanno capito il trucco e non ci credono più.

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Antonio Mazzeo: Valanghe di detriti da scaricare in mare

Pesantissimi i rilievi inerenti la movimentazione dei materiali di scavo e il loro successivo utilizzo per gli interventi di “ripascimento” della costa.
I progettisti prevedono di utilizzare l’intero quantitativo di materiale di dragaggio, stimato in 711.200 mc per il ripascimento nello Ionio (Stretto di Messina).

Antonio Mazzeo

In precedenza era stato previsto di riversare i materiali di scavo (stimati in 850.000 mc) in entrambi i versanti, ionico e tirrenico (in località Santo Saba), ma la seconda opzione è abbandonata nel 2014 per la gravità degli effetti ambientali previsti nell’area.
Con il progetto definitivo di Nuova Coedmar e CCC di Bologna, tutti i materiali di risulta saranno collocati nella zona in erosione a nord del costruendo porto (la lunghezza dell’area di ripascimento si estende così a circa 2.900 metri contro i 2.000 di prima), mentre il quantitativo di massi in calcestruzzo passa da 293.937 a 327.596 tonnellate. “

Come già evidenziato nel parere rilasciato nel 2011, già dopo tre anni lo stesso intervento non sarà più in grado di trattenere il materiale solido accumulatosi e quindi, a porto nuovo realizzato, si dovrà continuare a dragare e a buttare a nord, il materiale dragato”, rilevano gli ambientalisti. “Non è chiaro a carico di chi sarebbe un intervento ineludibile e necessario sia per il funzionamento del porto che per la salvaguardia della costa a nord, non considerando al momento quanto sta ancora accadendo a sud, in termini di erosione”.

Ovviamente anche relativamente agli impatti sulle delicatissime biocinesi e sulle specie marine protette che deriveranno dal raddoppio della quantità dei materiali di scavo, non c’è traccia negli “studi” accettati dalla Commissione tecnica VIA–VAS del Ministero dell’ambiente.

“Inevitabili gli effetti a breve, medio e lungo termine anche nel settore della pesca, oltre ad un possibile incremento dell’erosione costiera, per l’inevitabile scomparsa anche a distanza, delle praterie di Posidonia oceanica, unica vera difesa naturale contro il potere erosivo dell’energia dell’onda”, spiegano Man, Italia Nostra e Wwf.

“Solo per far comprendere l’enorme impatto che avrebbe la previsione di gettare in mare 711.000 mc, si ricorda che il materiale caduto in occasione dell’alluvione del 2009 è stato stimato in 80.000 mc e ha distrutto interi tratti di mare anche a grandi distanze. Nel caso del nuovo porto, si tratterebbe di quasi 10 volte la quantità di materiale caduta per eventi naturali, con l’aggravante ulteriore che verrebbe dispersa per mesi e mesi di lavorazione e con l’aggiunta di ingentissimi quantitativi di massi per il ripascimento protetto”.