Dal sito www.soniaalfano.it riportiamo quanto scritto da Sonia Alfano, oggi deputato europeo IDV, figlia di Beppe Alfano, il giornalista barcellonese ucciso dalla mafia l’8 gennaio del 1993, a seguito della notizia seconda la quale  il magistrato Olindo Canali risulta indagato per falsa testimonianza dalla Dda di Reggio Calabria.

Olindo CanaliLa Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha notificato al dr. Olindo Canali, già sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e oggi giudice alla quinta sezione penale del Tribunale di Milano, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per il delitto di falsa testimonianza aggravato dal fine di agevolare l’associazione mafiosa Cosa Nostra.

Il procedimento a carico del dr. Canali è nato dalla denuncia sporta dal mio avvocato, Fabio Repici, in conseguenza delle false dichiarazioni rese quale testimone (citato su richiesta della difesa del boss Gullotti) il 6 e il 15 aprile 2009 da quel magistrato davanti alla Corte di assise di appello di Messina nel secondo grado del processo Mare Nostrum. Nell’occasione Canali, mentendo, negò di avere redatto nel 2006 un memoriale sull’omicidio di mio padre, diverso da quello già acquisito dalla Corte, e negò pure, mentendo per la seconda volta, di avere ricevuto da mio padre confidenze sul duplice omicidio Iannello-Benvenga. Proprio per quel duplice omicidio Giuseppe Gullotti era stato condannato all’ergastolo in primo grado. La Corte di assise di appello, con la sentenza del 28 novembre 2009, assolse il boss Gullotti dal duplice omicidio.

Come ho ripetutamente denunciato, il dr. Canali è il principale responsabile dei depistaggi sull’omicidio di mio padre, compiuti fermando gli accertamenti alle responsabilità dei piani bassi della mafia barcellonese ed evitando che emergesse la causale principale dell’omicidio, collegata alla presenza a Barcellona Pozzo di Gotto dell’allora latitante Nitto Santapaola. Mio padre, come ammesso dal dr. Canali, gli aveva confidato di aver scoperto il covo del capomafia catanese. Nulla fu fatto e mio padre venne ucciso. E quando partirono le indagini, ad opera proprio del dr. Canali, quest’ultimo “dimenticò” le confidenze di mio padre su Santapaola. Dal fascicolo rimasero scientificamente fuori i nomi di Nitto Santapaola e di Rosario Cattafi, uomo che è da decenni il tramite fra la mafia catanese e barcellonese e i servizi segreti.

Dal fascicolo della Procura di Reggio Calabria sul dr. Canali emerge uno spaccato indecente su quel magistrato, sui suoi colleghi che hanno tentato di proteggerlo innanzi al Consiglio superiore della magistratura e sull’attuale Procuratore generale di Messina, il dr. Antonio Franco Cassata, vero e proprio tutore di Canali, che significativamente, in conversazioni intercettate dagli inquirenti, Canali e i suoi interlocutori appellano non con il nome ma con la locuzione “lo zio”, come nella Sicilia malavitosa solitamente viene etichettato un capobastone.

In questo momento il mio pensiero commosso, oltre che a mio padre, va al prof. Adolfo Parmaliana, vero e proprio martire della giustizia “barcellonese/messinese” dei Canali e dei Cassata. Forse, se oggi si inizia a fare luce sui criminali con la toga indosso, è effetto della sua tragica scomparsa.

Il prossimo passo sarà fare piena e definitiva chiarezza sull’omicidio del giornalista Beppe Alfano, sgombrando il terreno dalle coperture offerte dal dr. Canali ai vertici del sistema mafioso barcellonese.