La news dello Studio legale dell’avvocato Silvestro Di Napoli:

Ai fini della responsabilità per il reato di stalking non rileva il breve arco di tempo in cui si sono estrinsecate le condotte. E’ quanto emerge dalla sentenza della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione del 3 gennaio 2018, n. 104.

Il caso vedeva un uomo essere condannato per il reato di stalking per avere posto condotte reiterate di molestia, nello specifico appostamenti, pedinamenti ed avvicinamenti, sebbene compiute nell’arco di soli tre giorni.

I giudici del merito hanno correttamente ritenuto sussistenti gli elementi costitutivi del reato di atti persecutori, avendo l’imputato posto in essere una pluralità di condotte moleste, nonché reiterate, che hanno prodotto l’evento del reato in commento dello stato d’ansia con modificazione delle abitudini di vita della persona offesa, e segnatamente il cambio dell’orario di gioco al parco con i propri figli.

Secondo la giurisprudenza di legittimità, ai fini dell’integrazione del reato di stalking di cui all’art. 612 bis c.p. non si richiede l’accertamento di uno stato psicologico, ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima (Cass. pen., Sez. V, 17 febbraio 2017, n. 18646)

In merito al breve arco temporale nel quale le condotte sono state poste in essere, gli ermellini hanno più volte evidenziato come sia configurabile il delitto di atti persecutori anche quando le singole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto, anche nell’arco di una sola giornata, a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di questi, pur concentrata in un brevissimo arco temporale, sia la causa effettiva di uno degli eventi considerati dalla norma incriminatrice (Cass. pen., Sez. V, 13 giugno 2016, n. 38306).