Lu suli e la luna. Canti e Puisii Siciliani”, ultima creazione del poeta e scrittore messinese Antonio Cattino, è stata presentata, venerdì 21 dicembre  2018, nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca in collaborazione con l’associazione “Cenacolo Culturale Hortus Animae”, presieduta da Mariagrazia Genovese.

È stato lo stesso autore a svelare qual è stata l’ispirazione del lavoro: un regalo, una ceramica raffigurante il sole e la luna che ha innescato un fiume di sensazioni e di ricordi. La necessità di riavvolgere il filo della storia, di risalire alle origini, alla cultura dei Siculi che utilizzavano i due corpi celesti per simboleggiare il dualismo dell’esistenza, si è tradotto in Cattino in un lungo percorso interiore, successivamente, zampillato in poesia, in testimonianza e ricordo. Hanno partecipato all’incontro anche il prof. Giuseppe Rando e prof.ssa Paola Radici Colace, che hanno curato rispettivamente la prefazione e l’introduzione del libro.
Inoltre,  Nino Pracanica,  ha offerto una interessante testimonianza  introduttiva  di “sicilianità”. Il poliedrico artista, ha ricordato le nostre radici più profonde, la Sicilia culla delle civiltà, cuore del Mediterraneo, di cui noi siamo gli eredi, frutto di una magnifica somma di elementi.

La maschera di Omero, il vestito dei Siculi, la Sicilia madre accogliente sono metafore che creano quell’eco di cui ha bisogno la storia per essere trasmessa e non dimenticata. Antonio Cattino, per sensibilità e per formazione sente immediatamente e in maniera profonda le vibrazioni che provengono dalla storia e le vive in prima persona, come poeta e come uomo. “Un poeta come Cattino è un beneficio, un valido messinese, una coscienza critica” ha sottolineato la prof.ssa Radici Colace. Il riferimento è alle liriche che ricostruiscono episodi, più o meno noti della nostra storia, che sicuramente non debbono essere dimenticati.
Come  7 marzu du ’47, che ricorda una protesta popolare davanti alla Prefettura per chiedere “pane, lavoro e meno tasse” che finì con l’uccisione di tre manifestanti: il commerciante Giuseppe Maiorana di 41 anni, il manovale Biagio Pellegrino di 34 anni e l’operaio Giuseppe Lo Vecchio di 19 anni.  Come “Cantu pir Piu La Torre” o “Cincu, li tocca di campana” dedicata a Giuseppe Sciva, calzolaio di 27 anni che venne arrestato e poi fucilato dopo i moti del settembre 1847. La voce di Antonio Cattino si alza forte e decisa, “è un bardo che racconta nella lingua siciliana” dice la prof.ssa Radici Colace, aggiungendo “con grande tensione morale” che è la cifra della sua poesia.

C’è un nesso indissolubile, che lega il passato al presente e questo al futuro, è un meccanismo di trasmissione che coinvolge anche il poeta e il suo lettore. Dopo avere affrontato questa tematica il prof. Giuseppe Rando ha  evidenziato le  “due corde principali della cetra di Cattino”: la componente sociale, vigorosa e polemica contro le ingiustizie, e la dimensione sentimentale, più rarefatta ed evocativa, di amori sognati o rimpianti.

Un intenso recital di poesie dell’autore ha concluso la presentazione del libro edito da Di Nicolò Edizioni  di  Messina.