C’è la storia che studiamo sin da piccoli sui libri, la storia che sembra un treno instancabile di date ed eventi.

C’è la storia, mosaico di frammenti di vita, che talvolta riemerge dal passato anche grazie a chi non vede solo montagne di carte e faldoni.

È la storia, collezione di migliaia di piccole storie, scoperta in alcune stanze dell’Istituto “Archimede” di Messina dove erano stati depositati e dimenticati i documenti dell’archivio del Convitto “Alfredo Cappellini” che occupò lo stabile fino al 1969.

pagellaIl Convitto di Beneficenza, dedicato ad un eroico comandante perito nel 1866 durante la battaglia di Lissa, ospitava fanciulli orfani o di famiglie in difficoltà, ma fu soprattutto una Scuola dove si insegnava loro “un mestiere”. C’erano laboratori di meccanica, di sartoria, di disegno, scultura e persino di musica.

certificato-di-Letterio-CirIl Convegno “I ragazzi del Cappellini 1931-1969” tenutosi nel Salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni, ha sondato questa storia da varie sfaccettature: dal momento della raccolta all’analisi della documentazione effettuata grazie all’opera di dipendenti dell’Ente; ha sondato le storie di chi è diventato famoso come il maestro Letterio Ciriaco, proprio il “Ciriaco” che tutti coloro che si sono avvicinati allo studio della musica hanno solfeggiato.

Ci sono state le toccanti testimonianze di chi in quel Collegio c’è vissuto e di chi ha avuto il padre o il nonno che da lì ha cominciato a costruire o a ricostruire la vita, come chi ha perso la famiglia nel terremoto del 1908. È stata sottolineata l’importanza della didattica che veniva impartita con serietà, certo con i metodi da collegio militare, ma in maniera chiara ed efficace.

“Corrigendi o orfani”, le due categorie degli “ammessi”, sapevano che le regole erano ferree e che le punizioni non prevedevano sconti. Ma avevano un punto di riferimento, rappresentato dagli insegnati e una strada da percorrere. Molti si sono persi, ma tanti, come è stato ricordato, si sono salvati.

vitto-per-i-minoriA Palazzo dei Leoni fino al 26 ottobre sono esposte numerose testimonianze della vita del Convitto: foto, mappe, planimetrie, ma anche curiosità come il menù con tanto di grammatura per ogni alimento o le pagelle di alcuni convittori.
Non è facile guardare questa storia, c’è una nota costante di dolore che lega ogni documento, dallo sguardo dei ragazzi serio e triste, ai momenti di svago come gli incontri di calcio.

Ma è una storia importante che non può che far bene conoscere, perché maestra di vita, perché .…“nessuno si senta escluso”.