Per ricordare i 501 anni dalla Riforma protestante, il tempio valdese di via Laudamo ha deciso di dedicare la serata di ieri al tema Comunità straniere a Messina tra etica protestante e spirito d’impresa (1783-1908)”, curato dalla Professoressa Michela D’Angelo.

L’intervento, preceduto da una breve  introduzione della vicepresidente del Consiglio di Chiesa Elisabetta Raffa e della presidentessa Beatrice Grill, è stato l’occasione per ripercorrere  la storia della diffusione del protestantesimo in Sicilia.

Nella nostra città le vicende del luteranesimo si intrecciano con il terremoto del 1783. Il porto di Messina, grazie a un editto regio promulgato da Ferdinando IV, diventa in quell’anno porto franco. Il re si impegna a concedere libertà di culto in forma privata, misura rivolta a facilitare l’insediamento di imprenditori e uomini d’affari stranieri nei nostri territori. È così che le prime testimonianze di protestanti in Sicilia risalgono proprio all’anno successivo a quel terremoto.

Un’etica, quella protestante, che Max Weber vide come precondizione del capitalismo e che in effetti, anche nella nostra città, mise in mostra una solida propensione alle attività imprenditoriali. Tantissime le attività in cui gli stranieri furono coinvolti tra il 1784 e il 1908: tra gli inglesi, la famiglia Coop si interessò al commercio dei tessuti, gli Eaton e gli Hallam alle sete, gli Hamnett e i Sanderson ai derivati agrumari; tra i tedeschi, i Mellinghof e i Jaeger furono impegnati nel commercio della seta; tra gli svizzeri, i Saraw  si specializzarono sul mercato con attività rivolte ai derivati agrumari e i Brunner con una fabbrica di mussoline.  Ma non solo.

Molti di loro, come i mercanti-banchieri Grill e Walser, si misero in luce oltre che per l’intraprendenza negli affari anche per lo spirito umanitario: donarono spesso cospicue somme di denaro per iniziative di pubblica utilità, come la costruzione di specifici reparti all’interno del Collereale.

Secondo le stime, gli imprenditori stranieri tra il 1875 e il 1885 rappresentavano circa il 25% del totale. Con una presenza importante sul nostro territorio, soprattutto tra i commercianti e gli imprenditori, i protestanti si mescolano ai valdesi, stabilitisi a Messina dopo l’unità d’ Italia.

Un tè, come di consueto conclude la serata, addolcendo quel pò di rammarico legato alla cessazione e chiusura di molte delle attività che in passato avevano mantenuto attiva e produttiva la nostra città.