Carissimi fratelli tutti di Messina – Lipari – Santa Lucia del Mela,da circa un anno mi trovo in mezzo a voi nell’esercizio del ministero episcopale, per la prima volta mi trovo a celebrare il Santo Natale con voi e per voi.

Desidero esprimere gli auguri del Santo Natale con le parole di Papa Francesco pronunciate nel suo messaggio natalizio del 2015, parole che ritengo ancora attuali e consone alle situazioni del nostro territorio.

“Dove nasce Dio, nasce la speranza.
Lui porta la speranza.
Dove nasce Dio, nasce la pace”
“Il Signore ridoni speranza a quanti non hanno lavoro – e sono tanti! – e sostenga l’impegno di quanti hanno responsabilità pubbliche in campo politico ed economico affinché si adoperino per perseguire il bene comune e tutelare la dignità di ogni vita umana”.

Auguri di speranza per chi ancora vive esperienze di smarrimento e di dolore.

Il mio primo pensiero va agli ammalati: a tutti coloro che nella sofferenza del corpo alimentano il desiderio di una pronta guarigione; agli smarriti di cuore: a tutti coloro che sentono il bisogno di riconciliarsi con se stessi e con il prossimo; a tutti coloro che fanno la triste esperienza della migrazione, immigrati ed emigranti: coloro che sfuggono dalla miseria certa o dalla morte e coloro, tanti giovani del messinese, che si allontanano dal nostro territorio per cercare lavoro o impiego; alle famiglie disgregate, a coloro che vivono nelle baracche dei quartieri periferici delle nostre città, ai carcerati, ai drogati, agli ammalati di Aids, alle persone con disabilità, agli anziani soli o abbandonati, a chi subisce ogni forma di sopruso, a chi vive comunque sotto la soglia della povertà, a tutti i soggetti deboli o fragili della nostra società.

Gesù nasce fuori Gerusalemme, a Betlemme di Giudea; questi nostri cittadini sono lontani dalla città, dal cuore della città, il centro dove sono situati i palazzi delle istituzioni laiche e religiose come la Cattedrale, la Curia, il Palazzo municipale, l’Università, il Tribunale, la Prefettura, l’ASP ed altre ancora, il centro delle attività commerciali il centro della movida, dove si spaccia il tempo dell’evasione come se fosse opportunità di aggregazione sociale.

Questi cittadini richiamano l’idea “delle periferie esistenziali” delle quali parla Papa Francesco. I cittadini in queste condizioni sociali, religiose e culturali sembrano il vero volto del bambino Gesù nato “fuori città”.

“Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei (Maria) i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia , perché per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2,6-7).

Il Bambino visitato dai pastori e cercato dai magi è il Re dei giudei: “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme” (Mt 2,1-3).

Il secondo pensiero augurale lo rivolgo a tutti coloro che, nella comunità civile o nella chiesa occupiamo posti di responsabilità.

Auguro di cuore che il Signore ci scomodi e ci turbi, come Erode, ci faccia saltare dalla quiete o da tutte le sicurezze acquisite dall’esperienza di governo, ci doni quell’audacia necessaria per servire il prossimo con gioia e totale dedizione, affini il nostro udito per ascoltare la voce di chi grida e implora aiuto, renda acuta la nostra vista per non essere guide cieche nella nostra società, ci dia il coraggio di saperci spendere senza guadagnare nulla, donandoci totalmente a quei nostri fratelli che sono il vero volto “del Bambino che non ha trovato alloggio per nascere, a quel Bambino descritto dai Magi come Re e servo di Dio”.

Gli ultimi, quelli delle periferie esistenziali, sono presenza e voce di Dio, coloro che “silenziati” dalle sofferenze sanno riconoscere e cantare le migliori e più autentiche lodi di Dio, un po’ come i pastori che, visto Gesù deposto in una mangiatoia, “se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro” (Lc 2,20).

A tutti, fedeli, cittadini, donne e uomini che nella società occupiamo ruoli di responsabilità, auguro che la “nascita di Gesù” ci faccia essere testimoni di speranza e ci dia la forza “di alzarci e di levare il capo”.
Santo Natale.

Mons. Giovanni Accolla