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Francesco Lo Sardo cui è intitolata la Camera del lavoro di Messina, fu avvocato, sindacalista, politico, antifascista, primo deputato siciliano comunista del Parlamento italiano. Nacque a Naso, comune nebroideo della provincia di Messina, nel maggio del 1871 da famiglia benestante, fu avviato agli studi teologici nel seminario vescovile di Patti, ma presto lasciò l’ambiente ecclesiastico per proseguire gli studi nelle scuole pubbliche a Messina. Già da giovanissimo la sua passione civile lo portò a collaborare con il periodico anarchico-socialista Il Riscatto e con l’avvocato e amico Giovanni Noè col quale fondò il primo circolo anarchico messinese. Un impegno civile, quello di Lo Sardo, in difesa dei lavoratori e delle libertà che lo coinvolse attivamente nei Fasci siciliani e nel partito socialista, e che gli valse la schedatura come sovversivo dando così il via alla sua lunga storia di oppositore di regime che lo portò a morire, il 30 maggio del 1931, nel carcere fascista di Poggioreale.. Nel 1894, conseguì la laurea in giurisprudenza, ma la sua attività di propaganda sovversiva non cessò, per cui nel 1898, fu nuovamente arrestato. A questa ulteriore avventura coatta, seguì un periodo di permanenza a Napoli, dove esercitò la professione forense e si costruì una famiglia. Ritornò a Messina a trentadue anni con moglie e figlio ed in quegli anni, meditò, persuadendosene che l’anarchismo portava inevitabilmente alla semplice aggressione o ammutinamento dei contadini verso guardie o collettori, senza intaccare minimamente coloro che realmente detenevano il potere o come meglio Lui stesso riassumeva: … addentare la pietra che ci colpisce senza toccare la mano che l’ha lanciata. Così trasmigrò su posizioni socialiste più organizzate. L’anno del terremoto, il 1908, mutilò ferocemente Francesco Lo Sardo, molti amici caddero sotto le macerie di una Messina rasa al suolo, ma quel che più grave, fu superstite all’unico figlio appena dodicenne. Cessata la bufera della  Grande Guerra, fu in testa alle occupazioni delle terre incolte da parte dei contadini e padre della locale Camera confederale del lavoro.Dopo una lunga militanza nel Partito Socialista Italiano, aderì al Partito Comunista  nel 1921  e, nel 1924 , fece ingresso alla Camera dei deputati  quale primo siciliano comunista, votato da oltre diecimila elettori. Siamo agli albori del ventennio ed il deputato Lo Sardo, è sicuramente inviso al nuovo governo, che lo tiene in particolare attenzione, fino al suo arresto dell’8 novembre 1926, seguito alla sua adesione alle tesi direttive del congresso di Lione . Il suo peregrinare carcerario lo portò da Messina a  Turi, dove spartì la vita coatta con Antonio Gramsci. Malato, si ostinò a non chiedere nulla, anzi a chi suggeriva di chiedere la grazia, rispondeva: “Hanno voluto la carne e si prenderanno anche le ossa. Io non firmo”. Il nome di Lo Sardo è legato al Mezzogiorno, alla sua terra, alle lotte dei lavoratori per il lavoro e per la giustizia sociale. Ma, soprattutto, è legato all’antifascismo e alla sua straordinaria dignità e composta fierezza anche a prezzo della vita.

“Militante del partito della trasformazione sociale fin dalla mia giovinezza, non ho mutato, non ho tradito, né per vanità, né per tornaconto, né per paura, né per qualsiasi altra debolezza umana” dal Memoriale autografo inviato al Tribunale speciale per la difesa dello Stato nell’aprile del 1928