Un consiglio Comunale di fuoco a Catania, è iniziato da poco meno di un’ora.
Stamattina tutti i precari contrattisti, hanno ricevuto appena entrati nei loro uffici la lettera di sospensione dal servizio, invitandoli a lasciare libere le loro postazioni. Perchè? la mancata approvazione da parte del consiglio comunale della città della deliberara che riguardava la loro proroga di 9 mesi, sino all’espletamento del concorso bandito per la stabilizzazioni di questi lavoratori che oramai da 26 lunghi anni si definiscono precari, delibera inquadrata nei lavori di approvazione del bilancio della città.
consiglio comunale 1All’apertura dei lavori il consigliere dell’opposizionie Manlio Messina interviene chiarendo, per smetire “strane voci” i motivi della mancata approvazione sabato 1 Aprile della delibera ” non è stata approvata perchè mancavano i pareri obblicatori degli organi competenti”pareri, appunto obblicatori, che in loro assenza potevano, dietro un qualsiasi ricorso amministrativo, fare decatere la delibera e di conseguenza il bilancio della città. Il consigliere Messina quindi nel dare colpa alla giunta, incapace di presentare gli atti in maniera formale e legale auspica che questa sera tutto sia apposto.
Il Consigliere Notarbartolo, della maggioranza, invece attacca violentemente la giunta per il modo superficiale con cui governa la citta è quello di questa sera ne è il classico esempio, più volte richiamato dalla Presidente del Consiglio di moderare i modi e i termini continua inperterrito per tutti i 5 minuti che gli spettano, per ultimo chiedendo perchè ci si riduce all’ultimo momento per presentare atti di cosi importanza.
Ci si chiede, a parte la polemica, “La giunta questa volta ha le carte in regola?” Il consigliere Lo Porto lo chiede per evitare perdita di tempo e il Presindente del consiglio comunale da lo stabbene. Quindi si va avanti, per sanare la figuraccia della giunta che ha messo in subbuglio 187 precari che rischiano il licenziamento solo per errori di forma e superficialità degli uffici preposti.