Le Persone con Malattia Mentale possono essere integrate nella società se si applicano le leggi vigenti.
La carenza di personale (psichiatri, psicologi, assistenti sociali, infermieri, ecc…) e di strutture(specie Centri Diurni) non è dovuta alla insufficienza delle risorse finanziarie attuali, comunque sempre incrementabili dalle risorse finanziarie potenziali disponibili, ma al fatto che queste ultime sono indirizzate verso le Residenze (CTA) al costo di 200 euro cadauno al giorno, piuttosto che verso il Territorio” ( Padre Pippo Insana).

Lo spirito della Legge Basaglia, 1978, che aveva l’obiettivo di chiudere i Manicomi e passare dalla Psichiatria ospedalcentrica alla Psichiatria territoriale è quindi parzialmente tradito : i pazienti non vengono più internati nei Manicomi fino a tremila “unità”, ma nelle CTA fino a 40 “unità” (non le venti previste dalla legge) ove rimangono a vita e non vengono curati in base alle varie fasi della malattia con la presa in carico comunitaria. Inoltre al paziente, dopo il ricovero coatto nella fase di crisi acuta e per brevi periodi, il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), durante il ricovero volontario nelle Comunità terapeutiche assistite (CTA), viene negato il percorso terapeutico basato sui farmaci, la psicoterapia e le prestazioni terapeutiche riabilitative di tipo intensivo ed estensivo fino all’inclusione lavorativa che afferiscono alla competenza dei Centri Diurni. Logica conseguenza della mancata attivazione, a monte, della equipe multidisciplinare che aiuta la “persona con malattia mentale (PMM)” a costruire un PTI (Progetto Terapeutico Individualizzato) e un PSRP (Progetto Socio Riabilitativo Personalizzato) finanziato con il BdS (Budget di Salute), come prevede da ultimo il Piano Socio Sanitario 2017.

L’attivazione di PTI di presa in carico comunitaria con budget di salute è stata finora attivata solo all’interno di progettualità specifiche (come ad esempio i Progetti di Piano Sanitario Nazionale per il superamento dell’OPG). MA NON BASTA !
Oltre a coloro che presentano patologie gravi e complesse è necessario che i PTI vengano estesi anche ai pazienti meno gravi in carico ai servizi di salute mentale, per i quali peraltro il budget di salute è modesto e tende allo zero, e non solo in via sperimentale.

Le Persone con Malattia Mentale si possono curare infatti con una strategia che attivi, a monte, con Case Manager pubblici e privati, i Progetti Terapeutici Individuali e la Riabilitazione fino all’inclusione lavorativa non solo nei luoghi deputati da incrementare, ossia i Centri Diurni (sanitari, comunali e privati), ma anche imponendola nelle Residenzialità, le CTA pubbliche e private e le Comunità Alloggio, come previsto dal Piano Socio Sanitario 2017 , magari rivedendo gli standard organizzativi e strutturali per garantirne gli equilibri di bilancio.

  Per metterli “TUTTI FUORI”, però, tale strategia va attivata da un Movimento alla guida del quale si deve porre la Caritas a più livelli (territoriale, regionale, nazionale), sulla scia di quanto fatto  con l’Alleanza contro la Povertà.