In vista del 38° Convegno Caritas del 29 Dicembre 2019, dedicato quest’anno alla Salute Mentale, si è svolta la seconda tappa del percorso, relatori Padre Pippo Insana, la Professoressa Gensabella, membro del Comitato Nazionale di Bioetica e lo Psichiatra Roberto Motta.

   Un video proietta immagini e racconti di persone “liberate” dai manicomi di Roma( fino 5.000 internati) e Lucca. Veri lager al pari di tutti i manicomi italiani.

Poi si è passati alle testimonianze dirette. Racconti di grande sofferenza, di cui due non ancora a lieto fine, ma sulla giusta via della libertà e dell’inclusione grazie al sostegno del DSM, dell’Associazionismo, specie familiare, e della comunità di appartenenza ; la prova provata che la presa in carico comunitaria è funzionale alla cura delle “Persone affette da malattia mentale”. Una testimonianza ancora alla ricerca di adeguati percorsi di cura senza i quali è inevitabilmente peggiorata la sua situazione personale.

Altra testimonianza ha riguardato il lavoro come terapia. E’ vero, i farmaci sono indispensabili, ma altrettanto indispensabili sono gli altri pilastri di cura, ossia la psicoterapia e l’attività socio riabilitativa, che dovrebbe concludersi con l’inclusione lavorativa. A metà degli anni novanta la Coop Sociale “Orizzonte 94”, tipo b, vincitrice della gara riguardante la gestione dei parcheggi a pagamento e grazie ad affidamenti diretti riguardanti la cura del verde e pulizie ai sensi dell’art. 5 della legge 381/91 da parte di Asp, Azienda Papardo e Comune di Messina, inserì circa 40 Persone con disabilità psichica segnalati dai DSM. I risultati furono straordinari. Molti di loro non andarono più in TSO e, tutt’oggi, lavorano a tempo indeterminato, ben compensati, totalmente liberi e inclusi.

Concordi i relatori : per fronteggiare adeguatamente le esigenze di un territorio nel quale il disagio e le patologie mentali sono in forte aumento, al pari del resto d’Italia, occorrono più risorse, oggi insufficienti, più personale, anche più qualificato, e più strutture, specie centri diurni.

Urge pertanto porre rimedio, invertendo il trend negativo attuale che ha vanificato i pur pregevoli risultati che si erano ottenuti nei dieci anni successivi alla chiusura del Mandalari nel ‘98.  Quei successi furono dovuti principalmente all’impegno dell’Associazionismo, specie dei familiari, sostenuti dalla Caritas Diocesana diretta dall’attuale Cardinale Franco Montenegro, e da alcuni pionieri come Padre Pippo Insana, la dottoressa Pigneri, primario di Messina Sud, il caposettore Dott. Biagio Gennaro.

Nei primi anni novanta l’associazionismo si coordinò a livello provinciale (sulla scia dell’Asp di Messina) e si aggregò ad un movimento regionale e nazionale nato subito dopo l’approvazione della Legge Basaglia, 1978, con l’obiettivo di chiudere il Manicomio e passare dalla Psichiatria ospedalcentrica alla Psichiatria territoriale : il paziente non andava più internato nei Manicomi, ma curato in base alle varie fasi della malattia.

Solo nella fase di crisi acuta e per brevi periodi, era previsto il ricovero coatto, detto Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), seguito dal ricovero volontario nelle Comunità terapeutiche assistite (CTA). Dopodiché il paziente, compensato che aveva trovato un suo equilibrio e necessitava pertanto anche di cure socio riabilitative, in attuazione di un Progetto terapeutico Individualizzato (PTI), poteva tornare a vivere in famiglia o in Comunità Alloggio (non più di 10 persone) o in Gruppi Appartamento(non più di 5 persone).

Chiuso il Manicomio, nacquero sia i posti letto dell’SPDCC e le Cta, che afferiscono alla competenza dell’Asp, che le Comunità alloggio finanziate dai Comuni. Per il resto, data l’insufficienza di risorse finanziarie, di personale e di strutture – l’unico Centro Diurno dell’Asp in provincia di Messina è il Camelot, mentre non esistono Centri Diurni Comunali – se si escludono le cure farmacologiche, non è stato possibile ottemperare alle disposizioni legislative riguardanti la psicoterapia e le attività socio riabilitative. E si sono pure definitivamente chiuse le porte per il lavoro nelle coop sociali.

Speriamo che il rinnovato impegno della Chiesa possa far fare passi avanti anche nell’ambito della Salute Mentale.