La nostra indagine sulla situazione dei torrenti cittadini continua. In questi giorni siamo andati a controllare la fiumana che costeggia i paesi di Mili San Marco e Mili san Pietro.
Partendo dalla zona inferiore del torrente la situazione sembrerebbe quasi perfetta, l’alveo, oltre ad essere stato ripulito di recente, è abbastanza ampio, ci sono poche case nei pressi protetti da argini in cemento e non molte macchine percorrono la “strada” che attraversa il fiume. Certo si trovano alcuni rifiuti, il che significa che alle prime piogge abbondanti i sacchetti finiranno direttamente in mare visto che siamo a poche centinaia di metri dalla foce. Ma oltre a questo “trascurabile” problema ambientale la situazione è abbastanza buona. Risaliamo parte del torrente in auto senza avere troppo problemi.  Alternando fiume e strada comunale arriviamo al paese di Mili San Marco. Il borgo è diviso a metà da torrente Il cui alveo va a restringersi mantenendo comunque una larghezza accettabile, le sponde in cemento ricostruite recentemente in alcuni punti sono alte tra il metro e mezzo e i tre metri. In questa zona il passaggio non è stato pulito e si notano i classici mucchi di rifiuti che caratterizzano praticamente tutti le fiumane messinesi. I cittadini continuano a vivere nella zona nonostante la pericolosità che questa mantiene, basta cercare alcuni video su youtube, per rendersi conto che nelle giornate di pioggia più intensa i paesi si trasformano in un pantano riempiendo le strade di fango. 10 marzo 2010, 13 ottobre 2010 , 1 marzo 2011 sono solo alcune della date in cui si è sfiorata la tragedia, ma camminando con il sole nel torrente tutto sembrerebbe perfettamente sicuro e quel mimino rivolo d’acqua che scende non viene neanche preso in considerazione. Lasciamo il paese è continuiamo a risalire il fiume, allontanandoci dal centro abitato ci sono solo campagne coltivate ad accompagnare il cammino del fiume, nelle giornate di sole come queste vi sono diverse auto che transitano la fiumana e che sono parcheggiate sulle sponde. Qui il torrente non solo non è stato pulito ma viene abitualmente usato come discarica di materiali di risulta edilizi, ogni paio di metri si trovano montagnette di intonaco, piastrelle rotte, tegole, sanitari. Più che un lavoro occasionale sembra proprio un’abitudine lasciare nel greto questi rifiuti, vista l’ingente quantità che circonda la vegetazione.  Questi ovviamente sono solo gli aspetti più evidenti di un degrado ambientale che pervade tutto il torrente. Immancabile è, infatti, l’amianto, di cui in alcune zone si trovano frammenti sporadici, probabilmente trasportati dalle piogge; in altre zone invece ci sono veri e propri depositi con decine di chili, più nascosti alla vista, formati da cisterne e residui i tetti abbandonati. Come ribadito anche nei precedenti articoli questo materiale, corroso dall’azione del sole e dell’acqua è pericolosissimo per la salute ambientale visto la quantità di poveri che attraverso l’usura si spandono nell’aria.

È, però, salendo qualche altra centinaia di metri che vediamo uno spettacolo davvero sconvolgente per grandezza e pericolosità. Siamo poco sotto il paese di Mili San Pietro che scorgiamo un’enorme frana staccatisi dal costone della montagna che ha occluso completamente il greto del torrente. Queste tonnellate di terra a fango che si sono riversate nella fiumana impediscono in modo totale il passaggio dell’acqua che scende dalla montagna che sovrasta il paese di Mili San Pietro. Se è pur vero che la frana cadendo non ha provocato danni a persone o cose, essendo fuori dal centro abitato e altrettanto vero che è un ordigno pronto per esplodere. Immaginiamo, infatti, che arrivate le piogge, le acque arrivino a monte della frana. Impossibilitata a defluire l’acqua si alzerà di livello e soprattutto di pressione fino a quando non trasporterà con sé questo volume di terra e detriti. Quanto tempo impiegherà a scendere per pochi chilometri fino ad arrivare nel mezzo di Mili San Marco? Quando questo succederà, alle prime acque abbondanti, forse tra una settimana o tra un paio di mesi o il prossimo anno, possiamo stare certi che se non vengono fatti nuovi e urgenti interventi, accadrà una nuova Giampilieri. Non ci vuole molta fantasia a immaginare i danni materiali e umani che questo potrebbe portare. Ma nessuno fino ad ora si è smosso, sono stati fatti solo pochi lavori che risultano però inefficaci vista il loro numero e la loro minima portata. Fino a quando non si procederà a una vera politica di gestione dei torrenti, la situazione andrà avanti così, in modo “superstizioso” sperando che non piova troppo, sperando che il terreno regga, sperando che gli argini siano abbastanza alti, ma con la certezza che se uno sola delle variabili che compongono il quadro non sia come sperato la tragedia sarà inevitabile