La brava e sempre ottimista Francesca Stornante ha scritto : “Due chitarre, settanta candele accese, la voglia di non mollare, la solidarietà, la dimostrazione che l’unione fa davvero la forza. Ieri sera, per una sera, Piazza Cairoli si è riempita di sorrisi ed è diventata il cuore di una Messina che chiede lavoro e che vuole combattere per quel lavoro che significa orgoglio, dignità, vita.“

Una descrizione, forse vera, ma che noi abbiamo letto con altri occhi.

Sono stati i 25 ex Servirail, il cui orgoglioso ed allegro presidio fa ormai parte del triste panorama di Piazza Cairoli, a chiamare a raccolta “le lotte cittadine”, ovvero quei tanti che a Messina hanno perso o stanno per perdere lavoro, casa, cibo e quindi “dignità di cittadini”.

Si, abbiamo visto delle foto scattate prima delle 19 che testimoniamo una maggiore presenza di quella che abbiamo testimoniato, alle 19,30, nel filmato. Evidentemente curiosi o persone che “una toccata e via” per farsi vedere, per dire “io c’ero”.

Dove erano gli ex lavoratori delle mense, dove i precari, dove i commessi licenziati da imprese che spesso non applicavano il contratto, dove quelli che inutilmente hanno presentato la domanda per i “cantieri di lavoro” (realizzati ed esauriti a Catania ma non a Messina), dove i genitori ai quali è stata rapinata la mensa scolastica, dove i senza casa che al mattino avevano dimostrato a Palazzo Zanca ?

Potremmo continuare con questa bruttissima “lista della spesa”, ma a che pro?

Non ci aspettavamo una Piazza Cairoli legittimamente gremita di folla, non ci aspettavamo una adunata oceanica ma se questa doveva essere la “piazza delle vertenze” significa che siamo al collasso, che abbiamo rinunciato, salvo pochi eroi, ad ogni speranza.

Ricordiamo una Messina capace di bloccare il collegamento con il continente perché la squadra del cuore non fosse retrocessa dalla serie A, ci ritroviamo una città apatica, rassegnata, delusa e disillusa con uno stato d’animo che paga una situazione nazionale assurda, autolesionista e confusa ed una situazione locale nella quale molti, troppi, si sentono traditi da Palermo a Messina: traditi e derubati della cosa più bella e più cara: la speranza.

Certo, non c’era il vuoto, abbiamo visto anche pochi politici di destra e sinistra insieme sottolineare un fronte comune alla ricerca delle soluzioni possibili, ma la parte consistente dei presenti era composta da persone che lavoravano: gli operatori dell’informazione, ma anche loro permanentemente precari, sottopagati, spesso con il “fine lavoro” a portata di mano …

E la bella sorpresa di ascoltare l’architetto Principato cantare Guccini non è bastata ad impedirci di andare a letto con l’amaro in bocca…