È stato ieri il quarto anniversario della scomparsa del villafranchese Tindaro Bisazza da una struttura riabilitava del centro collinare di Castanea, dove era ricoverato per ragioni legate ai suoi problemi di natura psichica.

Tindaro Bisazza

Tindaro Bisazza

Tanta è stata e continua ancora oggi ad essere l’apprensione nei suoi confronti da parte dei suoi amici, parenti, conoscenti e compaesani ed, in particolar modo, da parte della sorella Agata che nel corso di questo lungo e sofferto periodo tanto ha combattuto per scoprire la verità.
“Mio fratello Tindaro- afferma Agata Bisazza- il giorno della scomparsa, ha ricevuto in offerta una colazione in un bar di Massa San Giorgio, sotto Castanea delle Furie. Ma da quel momento non abbiamo saputo più nulla. Avrà chiesto un passaggio? Qualcuno ha visto qualcosa?
Qualsiasi indizio potrebbe essere importante e se qualcuno dovesse notare la sua presenza è pregato di contattare subito le forze dell’ordine. Insomma, non può sparire una persona nel nulla”. Bisazza, al momento della scomparsa, indossava pantaloni di tuta verde, maglia scura e scarpe da ginnastica nere e presenta, come segno particolare, sul braccio sinistro, un tatuaggio raffigurante un cavallo alato: tante sono state le segnalazioni giunte, grazie anche alla redazione del programma Rai “Chi l’ha visto?” che sin dal primo istante si è occupato del caso, rivelatosi però infondate. “Ritengo- sostiene la Bisazza- che le ricerche non siano state fatte in modo adeguato: fin dall’inizio, ad esempio, ho chiesto invano una ricerca con cani e mezzi idonei nei dintorni della struttura da cui si è allontanato in quanto il mio presentimento è che lui sia caduto da qualche parte e che nessuno abbia potuto aiutarlo. Rivolgo- prosegue quindi la Bisazza- un appello a tutte le strutture di accoglienza ed ai reparti psichiatrici di tutta Italia affinchè collaborino identificando le persone che vi si presentano. Alle forze dell’ordine chiedo un controllo più efficiente del territorio, in sinergia con il comando dei vigili urbani, identificando le persone che destano sospetti evidenti. Mi appello ai mezzi di comunicazione, affinchè diano voce a chi, per un motivo o per un altro, è nell’impossibilità di chiedere aiuto: le persone scomparse. Vorrei che si facesse ancora di più. Quello che è successo alle nostre famiglie non deve mai più accadere!”.