Intervista ad Antonella Barbera e Fabio Leone, 2 giovani registi ennesi, che raccontano “l’emigrazione” con il suggestivo, toccante e delicato cortometraggio “Advenae”.

Advenae “Arrivi” , questo è il titolo del cortometraggio a sfondo sociale , che punta il dito in maniera poetica e delicata al mondo dell’emigrazione con dei significativi parallelismi alla ritualità e religiosità delle nostre tradizioni. Madonne e Sante che dalla memoria sembrano essere giunte dal mare così come tante donne emigrate che dopo un lungo calvario, dalle onde arrivano straniere sulle nostre coste.

Il corto è stato premiato poche settimane fa in occasione della rassegna cinematografica “Cinemigrare”, svoltasi a Taormina la 7° tappa, presso Il Palazzo Duchi Santo Stefano. I due registi ennesi Antonella Barbera e Fabio Leone hanno infatti ricevuto questo notevole riconoscimento, consegnato durante l’evento dalla signora Sferra, moglie del sindaco di Taormina Mario Bolognari.

Un premio sicuramente meritato e un progetto al quale prestare attenzione; un invito da una parte a riflettere sulla verità della nostra fede ed aprire il cuore a chi ha più bisogno, all’accoglienza del diverso, una religiosità questa, a volte distorta dalla mera tradizione, dalla idolatria e “superstizione” verso quelle tante Madonne venute dal mare. Martiri come una giovane donna emigrata che trova salvezza dopo tanta sofferenza nella nostra terra. Dall’altra parte il corto appare sottolineare la quotidianità e la bellezza della religiosità tramite i preparativi alla processione di una Madonna, in cui vengono celebrati la bellezza per l’arte, il rito, la vita e la salvezza. Uno stimolo a capire attraverso anafore e similitudini il legame tra le 2 figure femminili.

La scrittura cinematografica e le sue capacità di affrontare certe dinamiche sono state discusse da Fabio Leone che ha proprio sottolineato come il cinema sia un nuovo modo per comunicare i problemi di oggi tra cui l’emigrazione. “E’ sicuramente uno dei pochi modi per dire quello che si pensa. Attualmente quando si parla di emigrazione c’è molta soggezione, schierarsi è sinonimo di politica, si ha difficoltà a parlare, c’è poca libertà ad esprimersi in maniera apolitica. I corti ancora hanno problemi per esistere a parte festival e manifestazioni, non esiste un vero mercato ma noi con il nostro lavoro e cinema rivendichiamo la possibilità di parlare di vita in maniera apolitica e umana. L’arte deve servire per far riflettere sulla vita in maniera vera e trasparente”.

L’emigrazione quindi è il tema sociale su cui sono stati interrogati i due registi.

Antonella e Fabio sono 2 giovani autori cinematografici, una coppia di artisti che in questo progetto hanno espresso il loro pensiero e la loro visione rispetto l’argomento. Due punti di vista per alcuni versi speculari: lui più vicino ad una “denuncia” contro una “troppo” devozione che può distogliere dalla fede più pura; lei più attenta a sottolineare la bellezza della quotidianità della religiosità e dell’ l’arte che si legano con il tema dell’emigrazione attraverso il rito di una processione.

Cerchiamo di conoscere più da vicino questo poetico e nello stesso tempo forte e impattante cortometraggio attraverso una breve intervista ai 2 registi.

– Innanzitutto mi piacerebbe sapere in breve il vostro percorso professionale e artistico prima di arrivare ad “Advenae”.
“Siamo due artisti, ci occupiamo di cinema e regia da circa 11 anni. Abbiamo fatto una decina di corti. Abbiamo la fortuna di poter realizzare i nostri progetti e dedicarci alle nostre passioni. Siamo anche musicisti eseguiamo concerti e performance teatrali. La nostra attività la definiamo un’azienda etica, perché ci piace sviluppare temi sociali e socialmente utili come l’emigrazione, donne, bullismo e tanto altro. Lavoriamo inoltre molto per la promozione musicale con video clip. Ovviamente valutiamo e ci dedichiamo a corti e film che rispecchiano le nostre esigenze narrative”.

– Parlando di emigrazione, in che modo può avvenire una giusta integrazione?
“Secondo noi l’emigrazione non si deve fermare perchè tutti abbiamo il diritto di essere felici, di trovare la nostra identità, dobbiamo aprire la mente a nuove culture, aprire il cuore e capire “lo straniero”. Dobbiamo essere felici di conoscere ed imparare da loro. Scoprire cosa c’è oltre noi. Tutti siamo delle isole con il nostro mondo e dovremmo conoscere tutte le isole vicine senza alcun pregiudizio”.

– Siete riusciti a fare un documentario forte in maniera delicata toccando un discorso importante. Da dove nasce l’idea?
Hanno partecipato al progetto diversi ragazzi e gente comune dell’Ersu, che hanno collaborato con grande passione al corto. Abbiamo coinvolto la città di Enna. Il lavoro nasce grazie a Paolo Patrinicola, responsabile del progetto e Direttore dell’Associazione Alveare che ha contributo alla realizzazione del documentario. Paolo ci ha proposto il progetto, con lui avevamo già collaborato per altri lavori e ricevuto diversi premi grazie alla sua sinergia. Non eravamo pronti ad affrontare questo argomento dell’emigrazione, molto delicato… poi ci siamo resi conto che apparteniamo ad una terra, la Sicilia, dove leggendariamente le prime donne emigrate sono proprio le madonne, le sante che arrivano dal mare, come per esempio la nostra patrona. Da lì il filo conduttore della cura e dell’attenzione che normalmente si prestano sotto l’aspetto religioso nei confronti di una statua di legno, una madonna, traslata oggi ai migranti che arrivano nelle nostre spiagge. Una religiosità trasversale: La parte profonda, la bellezza della vita, la cura dell’arte, della religiosità e del diverso.

L’idea parte dal fatto che noi viviamo ad Enna, una montagna molto chiusa, un’isola nell’isola come già detto. Enna sente molto la religiosità e per noi giovani che magari non la viviamo praticandola, abbiamo considerato che in realtà è molto più vicina di quanto pensassimo. Fa parte delle nostre tradizioni ed è bello a livello artistico vedere come ci si prepara ad una processione. L’unico modo per affrontare la religione nel corto, abbiamo creduto fosse partire dalla nostra storia, dalle nostre tradizioni. Le prime donne emigrate in Sicilia sono state le Madonne, le Sante che arrivano dal mare, e da lì, da un discorso più critico di Fabio e dal restauro ligneo della foglia d’oro, (Antonella ha studiato restauro ligneo delle foglie d’oro), automaticamente collegata alla coperta termica color oro che viene data ai migranti, abbiamo immaginato un’ allucinazione collettiva. I ragazzi mentre portano in processione la madonna vengono infatti colpiti, forse da sensi di colpa o da altro e appare l’immagine della migrante avvolta nella coperta termica color oro. Il finale è libero, è un invito ad una riflessione. Le donne sicuramente sono le vere eroine, vere cicatrici delle tragedie in mare.

Questo progetto chiude un piccolo cerchio perché la protagonista di Advenae, africana ma nata a Palermo, è la figlia di una donna interprete di un altro nostro lavoro. Anni fa abbiamo girato un corto che ha vinto diversi festival internazionali. Questo documentario è tratto da un libro “Il ventre del pitone” di Enzo Barnaba. Racconta la storia vera di una donna della Costa d’Avorio che arriva in Sicilia a piedi, correndo, impiegandoci 3 anni. Durante questo periodo, cosa straordinaria, partorisce nel deserto. Un corto di 3 minuti per una corsa di 3 anni. La donna arrivata a Palermo è stata accudita e apprezzata da tutti.
Questa stessa donna dopo 20 anni l’abbiamo contattata per mettersi in gioco in questo film. Lei, la protagonista è la madre dell’interprete di Advenae. In alcuni frame si vedono le immagini della madre.

– In quanto tempo avete girato?
Abbiamo girato in circa un mese

– Che tipo di Budget? Avete ricevuto finanziamenti?
Abbiamo speso circa 2.000 euro, i finanziamenti sono arrivati dall’Ersu di Enna e dall’ Associazione Alveare ennese con a capo Paolo Patrinicola con il quale c’è stata una grande sinergia. L’associazione promuove attività laboratoriali e tramite i finanziamenti dell’Ersu molto vicina a diversi progetti culturali e artistici abbiamo potuto pagare e finanziare il corto. C’ è stato un grande lavoro di squadra.

– Per quanta riguarda i costumi di scena della processione?
Provengono dal classico camicione che utilizziamo per la nostra Santa patrona di Enna. Quella che vedete nel corto potrebbe essere una qualunque processione di un qualsiasi paese siciliano. Abbiamo deciso di renderla neutra, una processione senza troppi riferimenti, in cui i ragazzi indossano la classica tunica bianca con il cordoncino rosso. La madonna che viene portata in processione potrebbe essere una santa, martire, ecc. Voleva essere un simbolo, feticcio, una figura religiosa del mediterraneo: tantissime madonne hanno la stessa storia, provengono dal mare.

– Far vedere la quotidianità della gente, la normalità delle persone che si preparano al rito della processione, nuova immagine della religiosità?
Abbiamo voluto rompere qualcosa rispetto al classico documentario sulle processioni, perché in tanti parlano di questo ma nessuno era entrato nella intimità della gente che partecipa a questo rito. Nel corto si vedono i ragazzi che si preparano alla processione, seguendo i riti della propria vita quotidianità: chi fuma, chi beve il caffè, chi guarda la tv. Abbiamo inoltre voluto dare un aspetto moderno, vivo e attuale, distaccato dal passato mitico e leggendario che è sempre lo stesso. Abbiamo voluto avvicinare il mito alla vita di tutti i giorni.

– Vorrei puntare l’attenzione sulla colonna sonora, sulle musiche utilizzate, profonde ed incisive che enfatizzano e rendono più suggestivo il tutto, donando un alone di mistero e fascino al prodotto. Chi si è occupato della parte musicale?
La colonna sonora originale e gli arrangiamenti sono di Davide Campisi musicista ennese, orchestrazione del compositore Aldo Giordano. Elementi essenziali che hanno contributo tantissimo al risultato finale del corto.

– Con questo corto avete partecipato solo a questo festival?
No, Advenae è in finale al “A Rebel Mindel Festival Brooklyn” a New York in una importante competizione e sta viaggiando in selezione in altri festival.

– Avete già progetti per il futuro al quale state lavorando?
Si diversi, ma preferiamo ancora mantenere il segreto….

Tante le riflessioni che potrebbero scaturire dalla visione di Advenae ma il messaggio di chiusura del cortometraggio racchiude in poche righe il significato più intimo di tutto il progetto.

Le distanze profondissime che dividono i fratelli sono gli orizzonti non compresi della fede