La scheda di pagina 94 del Catalogo Bolaffi dei “Naifs Italiani” è dedicata ad Antonio Mancuso Fuoco, “nato a Capizzi dove vive e lavora in via dei Vespri 100”. Dopo qualche cenno sulla vita difficile ed avventurosa dell’artista capitino, Antonio Amaduzzi, curatore dei testi ne descrive la pittura “ingenua, popolare e profondamente naive”. Per ultimo, la quotazione dei quadri: Lire 150.000 – Lire 300.000.

È il 1973 e l’Editore Giulio Bolaffi di Torino dà in stampa il primo catalogo dei pittori naif italiani, una raccolta ragionata di artisti straordinari, alcuni già noti come Antonio Ligabue altri, come Mancuso Fuoco, portati sul palcoscenico del mondo dell’arte.

 

È il primo pittore naif siciliano ad avere conquistato l’apprezzamento degli esperti e l’attenzione dei mercanti d’arte, in una parola la notorietà.
Equivale ad avere scalato “un ottomila” per un uomo che da sempre ha affrontato una vita dura e faticosa, prima nell’”amara terra” siciliana, poi da emigrante in Germania e in Piemonte.
Un artista nato, che non ha mai dimenticato il dono ricevuto: la capacità creativa di leggere la realtà con gli occhi dell’arte. Un dono straordinario, immenso, casuale, perché si sviluppa in una realtà obbligata alla sopravvivenza, dove ogni altra cosa era inutile distrazione.

Le foto in bianco e nero lo ritraggono serio e attento, con uno sguardo che fende la carta e arriva diretto. I suoi quadri invece sono un racconto a colori della vita di un paese dedito alla pastorizia e all’agricoltura.

Mancuso Fuoco non ritrae la realtà, la mette in scena. Imposta il racconto, dà le parti ai personaggi e cura nei dettagli i particolari, dalla terra al cielo. Il suo sguardo non si ferma a ciò che ha sotto gli occhi, si allarga a cercare l’orizzonte, dove fa echeggiare le note conclusive della storia. Sono nuvole in un cielo terso, il sole bianco, un volo di gru “dirottato” da un contadino. Il titolo di questo quadro è “Contadinu chi lia i rui” e si rifà ad una preghiera che veniva recitata per cambiare la rotta degli uccelli per salvare il raccolto. Un rito antico, segreto tramandato da padre in figlio che ritroviamo in tutta la sua forza nel quadro di Mancuso Fuoco.

Fino al 10 novembre p.v. c’è la possibilità di ammirare trenta opere dell’Artista, che ci ha lasciati nel 1996, esposte nella Galleria provinciale di Arte Moderna e Contemporanea “Lucio Barbera”.

 

È un percorso di vita: momenti sereni, e momenti tragici che si alternano come le ore, i giorni, i mesi e le stagioni, ma lasciano negli occhi e nell’anima poesia, ricordo, emozione, bellezza.