È il suono di un campanello che dà il via agli incantesimi dello spettacolo “Bells and spells” in programma al Teatro Vittorio Emanuele sino all’Epifania.

Prima scena: una sala d’attesa, quattro sedie e quattro personaggi. Uno si alza, apre una porta e scompare. In sincronismo si apre un’altra porta, appare un attore che va a sedersi nell’ultima sedia lasciata libera. Via via, ritmicamente, i quattro si alzano, aprono la porta, scompaio e ricompaiono a giro.

Una catena di montaggio che fa credere allo spettatore che la scena sia sempre uguale, sino a quando le differenze diventano evidenti. Allora, la sicurezza di avere visto l’accaduto scivola nel dubbio, che diviene ben presto paradossale certezza, che in “Bells and spells” nulla sarà come si crede e come si vede.

 

Si entra in un mondo parallelo dove persone e cose appaiono e scompaiono, vengono scomposte e riassemblate, mostrate nel loro aspetto originale e trasformate, per incantesimo, in creazioni immaginarie.

Una signora, appesantita ed infagottata, con una veloce piroetta si priva d’un bozzolo di abiti e lascia il posto ad una donna bella e seducente, protagonista di un tango appassionato con l’amato.

Aurélia Thierrée e Jaime Martinez sono la coppia che prepara per lo spettatore la pozione magica di danza, mimo, trasformismo e illusionismo. Sono loro il filo conduttore di un labirinto di situazioni dove perdersi è la parola d’ordine, confondersi è la conseguenza ed essere incantati è il meraviglioso risultato.

Uno spettacolo ideato e diretto da Victoria Thierrée Chaplin, che nei due cognomi porta un’eredità d’arte impressionante, dal padre Charlie Chaplin al marito Jean-Baptiste Thierée, con il quale per lungo tempo ha portato in scena “Le cirque invisible”. Il comune denominatore di questi spettacoli è lo stupore, mezzo (non  finalità) dell’azione scenica per un viaggio a ritroso nel tempo, in una atmosfera antica e onirica.

In “Bells and spells” si assapora il clima di un salotto gozzaniano ricco di “buone cose di pessimo gusto”, dalla poltrona “parata a damasco” ai ritratti militari, ma ciò che nella realtà è controllato dall’uomo, nell’incantesimo si anima, diviene protagonista, anzi antagonista. Aurélia Thierrée interpreta una cleptomane abile ad appropriarsi di qualsiasi oggetto: vestiti, gioielli, abat-jour, a danno di chiunque, sino a quando gli oggetti trafugati si animano e la incalzano in un crescendo di sensi di colpa. Lei fugge dalla realtà e d’incanto trova la via d’uscita in un “bosco” di … attaccapanni. Da queste poche e scarne note è difficile farsi un’idea, ma chi ha visto lo spettacolo ha potuto godere di un momento di magia indimenticabile.

Gli attaccapanni che prima partecipano alle danze di Aurélia Thierrée e Jaime Martinez, poi, accatastati, si trasformano in una drago che la “donzella” cavalca uscendo di scena. Un inno alla creatività e alla visionarietà artistica che sa generare emozione.

Trasformazioni ed illusioni sono miscelate sapientemente in uno atto unico, ricco di cambi di scena, che riporta lo stupore alle origini, ai tempi meno smaliziati, alla sorpresa creata con meccanismi resi semplici dalla bravura dei protagonisti.

Il risultato è uno spettacolo da gustare con gli occhi, da godere con il cuore, perché creato ed interpretato benissimo e da tenere in memoria, perché è un diamante unico di poesia e di magia.