Nel 2014 i siti italiani per la produzione della griffe “Gianfranco Ferré” sono definitivamente chiusi. Nella ricostruzione dei fatti de Il Sole 24 Ore, a firma di Monica D’Ascenzo, “la società di Dubai Paris Group, ha annunciato ai sindacati la chiusura delle attività, offrendo ai 40 dipendenti rimasti tre mensilità per sciogliere il rapporto di lavoro. La soluzione caldeggiata dai sindacati sarebbe la cessione del marchio, ma il gruppo, che fa capo alla famiglia Sankari, non ha interesse a cederlo e soprattutto intende disinvestire in Italia in tempi brevi. Il marchio, quindi, sopravviverà in licenza”; “È la dura legge del mercato – commentò l’edizione online Il Tempo -. Ferré non vende più, Ferré chiude. D’altronde, dopo la morte dello stilista, il marchio aveva perso la sua anima. Nessuno degli stilisti che ne avevano preso il posto nell’ufficio stile era riuscito a dare un senso di continuità alle collezioni. E dopo Tonino Perna, a cui Ferré aveva ceduto la proprietà del marchio nel 2002 mantenendone la direzione creativa, la decadenza progressiva del marchio era stata decretata dall’amministrazione controllata prima e dagli arabi poi”.
Dello stilista di Legnano, morto il 17 giugno 2007, sopravvive il patrimonio di idee grazie all’attività della Fondazione Gianfranco Ferré, presieduta da Rita Airaghi.

Agata Patrizia Saccone ha scelto la Fondazione Gianfranco Ferré per inaugurare TAOMODA, appuntamento annuale con l’alta moda e il design giunto alla diciottesima edizione. Una sala dell’NH Taormina ospita, sino al 23 luglio 2017, una selezione di bozzetti e di abiti che evidenziano i tratti distintivi l’arte di Ferré: “capispalla strutturati”, “tagli perfetti”, equilibrio tra design e arte”.

Ph. Flora Bonaccorso

 

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