La saga musicale della famiglia Ashkenazy non tradisce le attese. Il “Concerto Ashkenazy”, che ha inaugurato la programmazione musicale 2018-2019 del Teatro Vittorio Emanuele è stato l’evento che si attendeva.

Vladimir Ashkenazy – non servono conferme – è un genio musicale assoluto, lo si apprezza nel virtuosismo pianistico, espresso nella scorsa stagione messinese con il concerto per due pianoforti con il figlio Dimitri, ma lo è anche in qualità di direttore d’orchestra.

Il concerto di venerdì 30 novembre 2018 è stata una sua master class per l’Orchestra del Teatro e per il pubblico, una lezione densa di insegnamenti che, considerato anche l’impegno profuso, va ben oltre gli aspetti musicali.

Ha saputo trasferire la sua energia e la sua passione negli orchestrali, dai quali ha preteso, ed ottenuto, il massimo della partecipazione, professionale ed emotiva. Aggiungo che è un ottimo maestro perché dopo il figlio maggiore Vovka, eccellente pianista, il figlio minore Dimitri, eccellente clarinettista, ha ipnotizzato il pubblico del Vittorio Emanuele con una esibizione di altissimo livello.

L’ ouverture da “Le nozze di Figaro” di W.A. Mozart ha dato il via al programma.

Brio ed effervescenza di note che tratteggiano il racconto convulso della “folle giornata nuziale”. Una scarica di energia che ha introdotto il pubblico al concerto per clarinetto e orchestra KV 622 in La maggiore, momento in cui è entrato in scena Dimitri Ashkenazy.

Bisogna sottolineare la bravura di questo concertista, il livello espressivo e tecnico dell’esecuzione e la bella sintonia creatasi con l’Orchestra del Vittorio Emanuele. Ashkenazy junior ha mostrato un affiatamento particolare con il celebre concerto, scritto da Mozart appena due mesi prima della morte.

Dimitri Ashkenazy, vivendo intensamente ogni nota, si è immerso nel fluttuare musicale mozartiano e lo ha trasmesso con grande naturalezza.  Dalle atmosfere trascinanti dell’Allegro al respiro nostalgico e impalpabile dell’Adagio, fino alla conclusione con le “acrobazie creative” del Rondò. Un’esecuzione che ha incantato il pubblico.

La seconda parte del programma è stata incentrata sulla Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92 di Ludwig van Beethoven. Quattro i movimenti: Poco sostenuto, Vivace Allegretto (la minore), Presto (fa maggiore) e Allegro con brio.  Una composizione che ha “in un ritmo di danza” il suo sviluppo musicale. Dalla marcia trionfale del primo movimento alla marcia tenebrosa del secondo, dalla frenesia del Presto all’esplosione gioiosa dell’ultimo movimento. Un’esibizione convincente dell’Orchestra, in modo particolare per alcuni componenti dell’ensemble “chiamati” da Vladimir Ashkenazy per ricevere gli applausi finali del pubblico del Teatro Vittorio Emanuele.