Cunti. Tre racconti della nostra terra che costruiscono un percorso tra mito, tradizione e la storia più recente.
I testi, tratti da “Badiazza” del professore Giuseppe Cavarra e da “Cronache di una città scomparsa”, hanno animato il palco della Sala Laudamo grazie a Valeria Alessi, autrice, attrice e regista dello spettacolo e agli interpretati della compagnia “Anatolè”: Romana Cardile, Francesco Coglitore e Mariachiara Millimaggi.

Si parte dal mito di Mata e Grifone, il terribile saraceno che, ammaliato dalla bella camarota, si converte pur stare con lei. La “Tammuriata nera”, di sottofondo alla narrazione, traspone la storia nello scorso secolo, in un continuum che le lega le vicende alla narrazione.

Di seguito, “I tri sori”. Tre sorelle, che vengono depredate da un cane feroce della loro spesa, sino a quando la più piccola ed ardimentosa seguendo l’animale scopre una splendido palazzo, dove trova cibo e ricchezze in abbondanza.

Le tre sorelle si trasferisco nel palazzo delle meraviglie, ma ben presto si manifesta il fantasma della padrona del castello che, uccisa dal fidanzato geloso, cerca vendetta e offre in cambio alloggio e vitto eterni. Riuscirà nell’intento con l’aiuto di una delle sorelle, che attirerà nella trappola l’uomo e lo ucciderà.

La morale del racconto appare, come sempre, nella conclusione: le tre sorelle vissero bene, ma non felici perché il “prezzo del danaro è sempre amaro”. Continua a scorrere il filo il filo del racconto e si arriva nel 1908. I giorni seguenti il catastrofico terremoto del 28 dicembre. Destino e narrazione intrecciano le storie di Giovanna Ceraolo (Romana Cardile) sottratta viva alle macerie del suo palazzo, al marinaio Farollo (Francesco Coglitore) inviato per i soccorsi a Messina alla giovane Caterina Calogero (Valeria Alessi).

Tre vite completamente diverse che vengono assemblate dal destino e dal racconto. La prima, tratta viva dalle macerie del suo palazzo, pensa di essere precipitata in un brutto sogno abitato da insopportabile plebe. Con l’ottimismo di chi si sente ancora ricco, pensa di uscirne facilmente. Morirà di cancrena e la sua sepoltura non sarà in una cappella gentilizia, ma in una fossa comune. Farollo, cerca di scappare verso la vita, ma il suo destino di soldato lo fa marciare verso la fucilazione. Infine, la “ribelle” Caterina Calogero (Valeria Alessi), una ragazza fuori dagli schemi del tempo perché aveva studiato e, per giunta, fuori dalle mura cittadine. Viene estratta viva, con il bacino fratturato. Sarà il fidanzato a porre fine alle sue sofferenze, gettandosi con lei in mare.

“La morte per scrollare l’indifferenza ha apparecchiato un banchetto di migliaia di vittime”.
Ma sarà la follia dell’uomo a continuare il racconto: uccisioni, calce per evitare epidemie e poi il “consiglio” di andare via. “Terra di passaggio che cerca coraggio per risuscitare”, canta la brava Mariachiara Millimaggi.
La morte e la vita, distruzione e rinascita tornano di continuo nei “Cunti”. Ad essi, in questi spettacoli, si è aggiunto un particolare non da poco.

Sei anni fa, in questi giorni, ci lasciava il Professore Giuseppe Cavarra.
Il dolore e l’inevitabile senso di vuoto sono costantemente leniti dalla sue parole, dall’insegnamento di un Uomo profondamente innamorato della sua terra, della quale vedeva con eguale chiarezza la bellezza ed i difetti.
Ai suoi studenti ha insegnato che la storia ha tante sfaccettature, non è un’unica verità da libri di testo, ma una somma di “racconti” e per conoscerla bisogna guardare i diversi orizzonti temporali – dal mito ai fatti recenti – senza ossequi di sorta, così come hanno potuto fare gli spettatori di “Cunti”.