Oltre settanta repliche, un tour di successo che, in esclusiva per la Sicilia, arriva a Messina; è lo spettacolo Delitto/Castigo di F. Dostoevskij, nell’adattamento teatrale di Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi, in scena al Teatro Vittorio Emanuele sino a domenica 3 febbraio 2019.

Un lavoro complesso, per tanti motivi: per la trama, costruita su un intreccio incalzante di elementi narrativi e psicologici, che creano una realtà a più dimensioni; per le tematiche filosofiche, religiose, sociali che nascono dai due poli dell’azione, il delitto e il castigo; per la domanda, tanto impertinente quanto ricorrente, che ci frulla in testa: perché “Delitto e castigo”, un’opera di due secoli fa e dai contenuti così lontani dal mondo odierno: sbrigativo, competitivo, cinico, senza remore né pentimento?.

Le risposte sono arrivate da due momenti diversi. Nel pomeriggio di venerdì, dall’incontro con gli attori: Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini, Roberto Salemi, Francesca Pasquini e con G.U.P. Alcaro, autore e interprete del progetto fonico. In serata, dalle atmosfere oscure, intensamente emotive, della storia di Raskol’nikov

Il fatto di precedere lo spettacolo ha permesso al pubblico, intervenuto numeroso, di conoscere gli antefatti del lavoro; dalla scelta del romanzo, all’adattamento, alla messa in scena, alle scelte registiche. Elementi preziosi, particolari, frammentati, che sono stati ricomposti quando, dall’oscurità del palco, sono giunte le prime parole, accompagnate da un suono di scrittura.

 

L’uso del suono è una scelta e una connotazione ben precisa dell’adattamento di Rubini, che lo ha voluto con una “messa in scena underground, priva di camuffamenti, barbe finte, trucco”. “Penso che oggi si possa essere un po’ più sinceri” ha detto in conferenza, e non si può che essere d’accordo, dopo avere vissuto l’esplosione emotiva che ha creato in scena.

Sergio Rubini è il “deus ex machina” di questo spettacolo, passa da un personaggio all’altro, dall’ubriacone Marmeladov al tenente di polizia, alla madre di Raskòl’nikov, con la naturalezza di un “dio” che muove le sue creature, delle quali ha il totale possesso. Ma la sua innegabile bravura rimarrebbe fine a se stessa, se non si unisse perfettamente con l’altra metà teatrale, rappresentata da Luigi Lo Cascio. L’attore palermitano prende i panni di Raskòl’nikov, ne indossa l’anima. Per lui “febbricitante di pensiero” nella vita, portare in scena una potente interpretazione del pluriassassino, dell’equilibrista tra la vertigine napolenica e gli abissi del castigo, è una strada senza ostacoli.

Bravi, necessariamente comprimari, Roberto Salemi e Francesca Pasquini. Inusuale, per la sua presenza fisica sulla scena, l’”attore” fonico  G.U.P. Alcaro, che imprime alla narrazione teatrale accenti emotivi (la porta che scricchiola, il rumore dei passi, una frustata etc.) che, altrimenti, resterebbero solo nelle pagine del romanzo.