Riapre il sipario del Teatro Vittorio Emanuele, archiviate feste, auguri, regali, cenoni e quanto di canonico preveda il cerimoniale, si torna, con un certo sollievo, ad immergersi nel mondo della recitazione vera.

Si ricomincia con un classico del palcoscenico: “Dieci piccoli indiani…e non ne rimase nessuno” di Agatha Christie, nella traduzione di Edoardo Erba.

Caterina Misasi e Luciano Virgilio

Romanzo di grandissimo successo venne affiancato, nel 1943, dalla versione teatrale curata dalla stessa autrice, che ne modificò il finale lasciando due sopravvissuti alla drammatica catena di delitti. Nello spettacolo che apre il 2018 del nostro Teatro, invece, il regista Ricard Reguant ha mantenuto il finale tragico del libro, carico di suspense e ben più articolato nella conclusione.

Dieci piccoli indiani è un giallo al quale si può agganciare una moltitudine di aggettivi, un diamante dalle mille sfaccettature che trasmette, per rifrazione, emozioni sempre diverse.

La prima difficoltà, egregiamente superata, dal lavoro proposto è stata ricreare la “camera dell’enigma”, uno spazio che avvolga e costringa, che dia l’idea di libertà, di distacco dalla terraferma (la villa è su un’isola) e, al contempo, di naufragio e di isolamento disperato dal resto del mondo.
Le scene di Alessandro Chiti riproducano un ambiente in stile anni ‘40 art decò, giocato sui toni del bianco e del nero, con ampie vetrate che lasciano immaginare il mare, sempre più tempestoso grazie al gioco di luci e suoni di Stefano Lattavo. Sullo sfondo, una colonna sulla quale si legge la filastrocca dei dieci “soldatini” che in una “inesorabile sottrazione”, uno dopo l’altro, vanno incontro alla morte, così come i dieci invitati su quest’isola dal misterioso e sconosciuto Signor U.N. Owen.

Ognuno di loro è giunto a questo traguardo stuzzicato dai motivi più disparati: curiosità, bramosia di danaro disperazione. L’idea che si tratti di povere vittime cadute in una trappola viene fugata immediatamente dalla narrazione. Sono tutti ugualmente colpevoli: hanno ucciso, ma sono tutti assassini che, per mancanza di prove o per errata valutazione, sono stati giudicati innocenti.

Il conto mai saldato con la giustizia, stavolta, viene recapitato da un invisibile “mietitore” che agisce con creatività sulle sue vittime. Il veleno che, porta via il superficiale Antony Marston (Leonardo Sbragia), l’attacco di cuore che cancella la Signora Rogers (Giulia Morgani), l’accetta per il Signor Rogers (Tommaso Minniti), una puntura per l’acida signorina Emily Brent (Ivana Monti) , poi un masso per l’ ex poliziotto Blore (Mattia Sbragia) e un corpo contundente per il generale McKenzie (Alarico Salaroli). Il dott Armstrong (Carlo Simoni) “viene” annegato e il giudice Wargrave (Luciano Virgilio) è cancellato dalla scena da un colpo di pistola. Resta la coppia di amanti, Vera Claytorn (Caterina Misasi) e il capitano Lombard (Pietro Bontempo), ma lei, pensandolo colpevole della serie di omicidi. con freddezza lo uccide

Si sbaglia. Il deus ex machina della vicenda è il giudice Wargrave, che assecondando un delirio di onnipotenza, alle soglie lui stesso della morte, ha architettato un “Invito a cena con delitto” come recita l’azzeccato titolo di un film ispirato al romanzo della Christie. Quello che rimane sul palco è “un cimitero di guerra”, che è la traduzione del cognome del giudice. Perché in questo lavoro nulla accade per caso.

Lo spettacolo è piacevole e all’altezza delle aspettative, l’amalgama tra gli attori si percepisce dai sincronismi azione-recitazione che, soprattutto all’inizio della pièce, con continue entrate ed uscite di scena dei personaggi, costruiscono bene gli incastri del giallo. Di tutto lo spettacolo la fase più “lunga” è l’intervallo; durante lo spettacolo non ci si annoia e la tensione della narrazione è garantita da un buon gioco di squadra.

Però, bisogna tributare un plauso particolare a Luciano Virgilio, che interpreta un vigoroso giudice giustiziere e fare gli auguri per i suoi splendidi 75 anni, compiuti oggi, giorno dell’Epifania.

Si replica, sabato alle ore 21.00 e domenica 7 gennaio alle ore 17.30.