È stata inaugurata al Teatro Vittorio Emanuele la mostra del mondo figurativo di Gennaro Carresi dal titolo “Tra utopia e denuncia”.

Una novità per gli spazi espositivi del Teatro e un ritorno al primo amore per Giuseppe La Motta, direttore artistico e curatore del progetto Opera al Centro, che con la mostra di sculture di Giuseppe Mazzullo ha iniziato, nel 1970, il suo percorso nel mondo dell’arte.

È un’esposizione ricca di suggerimenti artistici e di valori, che il Ministero dei Beni Culturali ha voluto segnalare concedendole il patrocinio. “Un regalo”, come hanno evidenziato il sovrintendente Bernava ed il presidente Fiorino, per il Teatro e per tutti i Cittadini.

Non è facile organizzare mostre di sculture, oltre agli spazi da utilizzare, spaventa la complessità del trasporto delle opere, specie se di grandi dimensioni, anche per questo motivo non si allestiscono esposizioni del genere. Ma le opere di Gennaro Carresi meritavano di essere poste in un contesto fruibile da tutti, per trasmettere, con il linguaggio universale dell’arte, il messaggio di bellezza che le plasma e che immediatamente, arriva allo spettatore. La voce di denuncia, arriva in maniera diversa, con la gentilezza e l’incisività che sono tratti comuni all’arte e alla personalità dell’Artista.

L’aggressione alla natura e all’uomo sono i temi principali, la cui trasmissione affronta un percorso più complesso e personale, giocato tra simboli e significati, agevolato però da traduttori efficaci quali il “dna condiviso” con l’altra parte dello Stretto, richiamato da Fiorino e la “continuità culturale” con la sponda calabrese ricordata da Bernava.

“Ulisse” occupa il centro della scena, il richiamo del trittico “Mediterraneo” sposta l’attenzione, poi roteando per la sala si incontrano ritratti, frammenti e ancora disegni, in un vortice di immagini che sembra non finire mai. Solo lo sguardo fisso del gufo (La tartaruga con Gufo. 1990) riporta ad un solfeggio più lento. Giusto il tempo per percorrere il breve tratto che conduce all’ingresso del teatro dove la “Ginnasta” condivide lo spazio con le sculture “Sequestrato”, testimonianza del triste periodo dei rapimenti di persona.
La differenza tra un manufatto ed un’opera d’arte è nello “spirito vitale” che l’artista soffia nella materia. Nelle opere di Carresi lo si percepisce a pelle, lo si sente nel contraccolpo interno che si accusa posando lo sguarda su di esse, dalle domande che si moltiplicano in testa.

Un regalo prezioso, da non perdere.

La mostra sarà visitabile fino a mercoledì 30 maggio dalle ore 10 alle ore 13 e dalle 16,30 alle 19, escluso il lunedì.