La Carmen di Georges Bizet ha aperto la stagione lirica del Vittorio Emanuele. La nuova produzione dell’E.A.R. Teatro di Messina, allestita in collaborazione con la Fondazione Teatro Coccia di Novara, non ha deluso le aspettative che erano davvero tante.

 

Azer Zada e Anna Maria Chiuri

La linfa è tornata a scorrere e la scelta di quest’opera incentrata sulla passione, nel senso più ampio della parola, ha trasmesso al pubblico il messaggio che, al di là delle molteplici difficoltà, il Teatro di Messina è vivo e va avanti, con passione!

 

 

Un’edizione della “Carmen” che ripercorre il solco tracciato dall’Autore, allontanandosi dalla ricerca spasmodica di trasgressioni attualizzanti di alcune recenti proposizioni.

Chiara Mogini – Micaela

La regia di Renato Bonajuto è un ritorno al passato non dal sapore reazionario, bensì frutto di precise e ponderate scelte volte a restituire allo spettatore tutta la bellezza dell’opera e agli interpreti e alla musica il dovuto rilievo

Lo si nota sin dalle scene di Luca Gobbi, essenziali, pochi elementi per delineare “Une place, à Séville”: un portale, l’ingresso della fabbrica di tabacchi e le due scalinate. Tra un atto e l’altro si procede per sottrazione di elementi, sino al quarto atto in cui la scena torna all’originario.

Leonora Tess e Irene Molinari

Poi, le coreografie di Deborah Brancato ed i ballerini del Coral Art Flamenco che accompagnano discretamente la narrazione. Scialli, ventagli e le movenze del flamenco ci suggeriscono che siamo in Spagna, terra di sangue e arena, di istinti e passioni, almeno come voleva l’immaginario della novella di Prosper Merimée, da cui Henri Meilhac e Ludovic Halévy trarranno il libretto dell’opera.

È proposta in francese la “Carmen” e torna alle origini di opéra- comique utilizzando l’alternanza di parte recitate al posto dei recitativi accompagnati scritti da Ernest Guiraud ed inseriti dopo la morte di Bizet.

I cori

Una prova ulteriore per gli interpreti che hanno il compito, tutt’altro che semplice, di mantenere uguale tensione nel cantato come nel recitato. Il risultato complessivo è positivo, con delle eccellenze. Su tutti, la protagonista il mezzosoprano Anna Maria Chiuri, la “Carmen” della prima, alla quale seguirà Paoletta Marrocu nelle repliche di domenica 11 e martedì 13 febbraio.

La Chiuri trasmette tutta la forza e la complessità di una donna che oscilla tra il desiderio inebriante di libertà e il magnetismo di infelici legami amorosi. Sa essere sfrontata, ammaliante, sprezzante, come deve essere Carmen. Senza mai eccedere, trova la giusta misura per esprimere tutta la forza rivoluzionaria del personaggio e mettere in mostra il colore della sua voce e la sua presenza scenica. Difficile tenere il suo passo. Il pur bravo Azer Zada, forse ancora un po’ acerbo per il ruolo di Don Josè, non trasmette con eguale vigore la veemenza di questo “amour fou”. Ma ha indubbie potenzialità e sono da sottolineare, ammirevole fair play professionale, i suoi applausi alla protagonista nei saluti finali.

Particolarmente apprezzate le esibizioni del soprano Chiara Mogini (Micaela) che sarà sostituita da Alexandra Zabala nella replica del 13 febbraio, di Leonora Tess (Frasquita) e di Irene Molinari (Mercedes) che si avvicenderà con Sara Palana nello spettacolo dell’11 febbraio. Bravi anche gli interpreti maschili, ma il gradino più alto del podio è decisamente femminile.

Applausi calorosi per il M° Carlo Palleschi attento all’Orchestra del Teatro, che ha risposto perfettamente alla sua direzione e al palco; dal “golfo mistico” l’intera compagnia ha potuto contare sulla sua guida sensibile e generosa di suggerimenti.

Da ricordare, inoltre, il coro “Francesco Cilea” di Reggio Calabria diretto da Bruno Tirotta e il coro di voci bianche “Bianco Suono” di Messina da Agnese Carrubba.

A sipario calato, ci sono ancora applausi da fare.

Al Direttore artistico per la musica, Matteo Pappalardo, che con competenza, pazienza e discrezione da alchimista, spinge i “muri” di questa Città, tanto arsa di arte quanto riluttante ad intraprendere un percorso diverso da quello fatto fino adesso.
Un valore per Messina.