L’Etna ha un cuore.
Non è un riferimento poetico alla sua struttura, ma ad un “corpo” fisico ben preciso, una ex cava di basalto dalla forma inequivocabile. Questo è stato l’inizio della conferenza stampa di presentazione della mostra fotografica allestita nel foyer del Palazzo della Cultura e del libro “il cuore dell’Etna” di Stefano Pannucci, Santino Mondello e Salvatore Caffo.
etna-punti-di-vistaUn incontro per pochi, ma fortunati spettatori che, dopo avere allenato la pazienza per la cronicità dei ritardi, sono stati coinvolti dai Relatori dell’incontro, moderato dalla giornalista Silvana Polizzi, in un viaggio affascinante ed appagante alla scoperta del “Mongibello”, dal latino “Mons” e dall’ arabo “Gibel” (montagna).

Il libro nasce da una ricerca scientifica e fotografica, come ha illustrato Stefano Pannucci, geologo e appassionato di fotografia, autore delle riprese aeree effettuate con l’ausilio di un drone. L’intento era di fotografare e censire i coni secondari o ”avventizi” dell’Etna, piccoli vulcani che si trovano sui fianchi del corpo principale e che rimangono attivi solo per un evento eruttivo, finito il quale da essi non esce più materiale lavico, come per i “Monti Rossi”, coni formatisi durante l’eruzione del 1669. Ma le tematiche che animano il libro sono diverse.

Santino Mirabella

Santino Mirabella

Il giudice scrittore Santino Mirabella ha ripreso le immagini dell’Etna e ne ha fatto la scenografia del suo racconto “emotivo” di una foglia di ginestra che, lasciato il posto al fiore, e sapendo di dovere concludere la propria esistenza, decide di affrontare un viaggio di scoperta e di bellezza. volteggiando sulla Montagna. “Una parafrasi della vita che ha, inevitabilmente, un inizio e una fine” ed un tempo intermedio spesso vissuto guardando ora al passato, ora al futuro, dimentichi del presente che è, invece, l’unica fonte reale di vita.

Dal 2013 il vulcano attivo più alto d’Europa è stato dichiarato dall’Unesco “Patrimonio mondiale dell’Umanità”.

Salvatore Caffo

Salvatore Caffo

Con orgoglio lo ha sottolineato il vulcanologo Salvatore Caffo che con dovizia magmatica di particolari ha raccontato l’iter tutt’altro che semplice della candidatura dell’Etna, definito all’incoronazione uno dei vulcani “più emblematici e attivi del mondo. Un luogo al tempo stesso complesso e unico, una “core zone” di 19237 ettari dove si assiste a fenomeni come la lava che erode l’alveo in cui scorre, come accade su Marte, dove i “coni” superano i 2000 metri, dove gli studiosi possono riscontrare un “corollario di fenomeni vulcanici” rarissimi per caratteristiche e modalità.

Non bisogna dimenticare, rimarca il prof. Caffo, che la conoscenza di questi luoghi deve far migliorare l’approccio che la gente ha con essi, che deve essere improntato al massimo rispetto ed alla più attenta protezione.

Durante la discussione sono stati proposti alcuni documentari girati con un drone, che hanno offerto una visione sbalorditiva della Montagna che i Catanesi amano tantissimo e che i Messinesi, fino al 5 novembre possono conoscere meglio.

Vale la pena essere curiosi ed immergersi negli scenari offerti dall’allestimento fotografico e visivo.
L’Assessore Alagna, intervenuto in rappresentanza dell’Amministrazione, ha espresso la volontà di coinvolgere le scuole; adeguatamente supportati, perché la mostra fotografica ed i video sono un percorso solo apparentemente semplice, gli studenti non possono che appassionarsi alle storie dell’Etna e comprendere quale complessa meraviglia abbiamo “sotto il naso”.