Si è svolta ieri presso la libreria Feltrinelli la presentazione de Il richiamo e Rosso Sangue, dell’autrice foggiana Maria Teresa Infante.
Ad animare il confronto un parterre formato da Maria Grazia Genovese e Antonio Cattino del Cenacolo Culturale Hortus Animae, Annamaria Tarantino in rappresentanza dell’associazione FIDAPA.

La Infante, all’attivo varie pubblicazioni (sei silloge poetiche, la raccolta antologica Ciò che Caino non sa), vanta la partecipazione alla giuria del Premio Zingarelli e un impegno nel campo del giornalismo.

Un incontro in cui ai momenti di lettura si sono alternati interventi di commento ai frammenti tratti dai testi, sui quali è avvenuto un interessante confronto.

Un narrare, quello della Infante, vivido di immagini, di atmosfere, odori e colori che realizzano ne Il richiamo il senso di un ritorno alla terra natìa che è soprattutto un ritrovare se stessi appartenendo al passato. Il protagonista, vissuto per lunghi anni nella fredda Torino, torna in Puglia ripercorrendo la propria storia e quella dei luoghi cari, ritrovando in tal modo il proprio Sé più intimo e originario. Il romanzo, insignito del Premio Lupo, è stato accostato da taluni alla sensibilità neorealista ma l’autrice- ci tiene a precisarlo- non fa propria della corrente letteraria il pessimismo, si apre anzi a un messaggio di speranza.

Più avanti nel corso della serata, la lettura di alcune suggestive poesie tratte da Rosso Sangue, silloge poetica vincitrice del Premio Books for peace 2018. Divisa in varie sezioni, nella raccolta si avvicendano amore, passione erotica, rivisitazioni poetiche dei grandi amori della letteratura e componimenti lirici più impegnati che denunciano la pedofilia e la violenza sulle donne, ispirati a fatti di cronaca.

Abbiamo realizzato una breve intervista alla poetessa scrittrice

  • Ci parli della sua passione per la scrittura, quando è iniziata?
    Non so mai rispondere a questa domanda perché devo dire che forse questa passione comincia con noi. Forse potrei dire quando ho trovato il coraggio di condividere questi miei scritti con altri: circa una decina di anni fa. Ho trovato sia il coraggio che la voglia di condividere e di mettere fuori queste mie emozioni che fanno parte di un passato, di un vissuto abbastanza forte per cui è stato forse anche catartico riuscire a metterlo fuori.
  • A proposito dei testi presentati questa sera, Il richiamo è un romanzo mentre Rosso Sangue è una silloge poetica. Qual è la forma espressiva che ritiene più congeniale a esprimersi?
    Scrivo romanzi, poesie e faccio anche giornalismo: mi piace la parola. Mi piace sotto ogni punto di vista, direi che sia il romanzo che la poesia mi appartengono e, molto spesso, non riesco a scindere l’uno dall’altro perché nel romanzo scivolo spesso in poesia. Nella poesia c’è storia, c’è romanzo, in ogni poesia c’è un contenuto e un messaggio, non lascio nulla in sospeso e alla fine di ogni lirica viene fuori un determinato contenuto.
  • La sua raccolta di poesie verte anche sul tema della violenza sulle donne. Per quale motivo ha scelto questo tema?
    Ho scritto di donne per sensibilizzare contro la violenza di genere, un dramma non attuale ma millenario, anzi forse direi che in questo periodo stiamo osservando una regressione del fenomeno. Mentre ci stiamo evolvendo civilmente, culturalmente, sotto questo aspetto noto una regressione, Forse l’uomo non riesce ad accettare la liberazione della donna. Non è solo con Rosso Sangue che ho intrapreso questo discorso, lo faccio da anni, ho pubblicato tanti volumi contro la violenza di genere, non solo miei, ma delle antologie in cui ho coinvolto oltre cento autori provenienti da ogni parte della penisola.
    Sono sei/sette anni che cerco di portare avanti questo discorso.
    In Rosso Sangue l’ho fatto da un punto di vista personale, ho voluto parlare e dell’amore, come sentimento nobile- il romanzo infatti ha una doppia lettura– e della sua “malevole” derivazione, addirittura ci sono delle liriche ispirate a fatti di cronaca realmente accaduti.