Non è difficile trovare nella memoria appigli che colleghino la musica di Nino Rota alle immagini di alcuni, veri, capolavori della cinematografia.

Un percorso che lo spettacolo “La bella malinconia”, andato in scena al Teatro Vittorio Emanuele il 29 marzo e alla vigilia di Pasqua, disegna grazie ai brani delle colonne sonore che segnarono la collaborazione artistica del musicista con Luchino Visconti e Francis Ford Coppola e il sodalizio, ben più profondo e proficuo, con Federico Fellini.

Non solo un percorso musicale, interpretato dall’Orchestra del Teatro, diretta da Giuseppe Ratti, ma anche un acquerello sulla vita e sul personaggio, attraverso il testo di Nanni Cristino e la voce narrante di Maurizio Marchetti.

La musica di Nino Rota è quanto mai nota, la sua vita decisamente meno. Dai tratti poco appariscenti della sua esistenza, man mano che la narrazione avanza, accanto al musicista eccelso, si scopre una “creatura musicale” che si adatta all’esistenza terrestre, un marziano che trova solo nella musica l’elemento naturale e vitale. “Uomo allegro, ma pensoso, cortese, ma distratto, elegante, ma sobrio”.

Tanto schivo e distaccato dalle umane onorificenze da non andare a ritirare l’Oscar e da lasciarlo, poi, in custodia a Peppino De Cataldo, suo autista e amico. Una persona semplice nell’apparenza, complessa nella sostanza; un uomo che ha seguito nella sua vita e nella sua arte la “semplicità ed armonia delle cose semplici”.

Sul palco, le note si alternano alle parole, in un continuum convincente. Dalle musiche tratte dal film “Il Gattopardo”, con il valzer orchestrato da Rota da una partitura di Giuseppe Verdi, si giunge a “La bella malinconia”, brano tratto da “La dolce vita”. L’arrangiamento di Giuseppe Ratti, sprizza gioia di vivere ed è coinvolgente, ma troppo distaccato dall’atmosfera delle immagini proiettate sul fondale: Il famosissimo bagno nella Fontana di Trevi di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni. Invece, in perfetta unione di parole, musica e immagini è l’emozionante interpretazione dei brani tratti da Otto e ½, Prova d’orchestra, Amarcord e, non ultimo, Il Padrino.

Lo spettacolo “La bella malinconia” ha la particolare valenza di riproporre la musica di Nino Rota, la più conosciuta, e darle un senso maggiore accostando scorci della vita del suo autore, al quale tra l’altro si deve un prezioso fondo librario custodito presso l’Accademia dei Lincei. E questa è un’altra storia.
Applausi calorosi dal pubblico, che – ottima scelta – ha posticipato i preparati pasquali e bis condotto a suon di applausi coralmente con l’Orchestra.

Ciak finale: le persone escono dal teatro e, in sottofondo, qualcuno accenna “La passerella d’addio” di Otto e ½. La vita è un film.