Con “La scuola”, spettacolo tratto dagli scritti di Domenico Starnone, con la regia di Daniele Luchetti, si conclude, domenica 15 aprile, la stagione di prosa del Teatro Vittorio Emanuele.

La notorietà degli attori che, oltre alla meritata fama godono dell’affetto incondizionato del pubblico messinese, ha fatto registrare un en plein di presenze e una particolare propensione a farsi travolgere dal tic degli applausi spontanei e dalle risate.

IL testo che non manca di ironia, gioca sugli aspetti caratteriali dei personaggi miscelati alla non facile “missione” di educatori e, dal calderone delle battute e dalle schermaglie comiche, isola alcuni momenti di sconsolata amarezza.

L’affermazione del prof. Cozzolino, interpretato da Silvio Orlando, “la scuola italiana funziona solo per chi non ne ha bisogno” riferita alla alunna perfetta, Solofra Sonia, è un macigno sulla storia. Mette in luce la contrapposizione con il fantomatico alunno Cardini, “beduino e aspirante zappatore” per il professore Mortillaro (Roberto Nobile); giudicato fastidioso, al pari di una mosca di cui imita le mosse, dalla maggior parte del corpo docente.

Il momento degli scrutini finali è il palcoscenico per i sei professori, diretti “in totem” come dice il preside (Roberto Citran), burocrate con la spiccata propensione all’ignoranza. Ma prima di entrare nel vivo della contrattazione pagellare, che si svolgerà per intero nel secondo atto, sono le divagazioni personali che delineano il contorno dei personaggi. Dalle vicende sentimentali tra il prof. Cozzolino e la professoressa di ragioneria Baccalauro (Vittoria Belvedere), alle derive personali e morali del professore di impiantistica Cirrotta, interpretato da Antonio Petrocelli, bravo a dare al personaggio la giusta dose di antipatia e superficialità o di Padre Mattozzi (Vittorio Ciorcalo), che sente il fetore del mondo, ma non si accorge di esserne anche lui l’artefice. Nel contesto narrativo, risalta, in modo particolare, l’interpretazione di Roberto Nobile del professore Mortillaro, alcolizzato e inconsistente docente di francese che ha tra i suoi crucci quello di non avere avuto alunni “riusciti” da cui potere ottenere qualche favore.

Lo spettacolo “La scuola” ha superato i ventisei anni dalla prima rappresentazione teatrale. Riportato in scena a più riprese è diventato un jolly per la compagine che ruota intorno a Silvio Orlando che, assieme ai compagni storici, fornisce l’interpretazione migliore di questo momento di archeologia scolastica.
È inevitabile pensare alla situazione odierna, che però è di difficile lettura: non sono cambiati i problemi, i giovani ribelli degli anni ’90 non sembrano così distanti dai ribelli del nuovo secolo, gli stessi professori attingono alle caratteristiche dei personaggi e la scuola, una volta “palestra di vita”, è spesso stravolta, per problematiche edilizie, in “vita in palestra”, come in questa commedia.

Ciò che è diverso è il peso della “buropazzia” scolastica, oggi costantemente alimentata da trovate normative. Chissà cosa avrebbero fatto i sei personaggi ed il preside (ora sarebbe dirigente scolastico) alle prese con “debiti formativi, interventi didattico-educativi di recupero, verifica delle competenze acquisite e rinvio del giudizio finale”? Avrebbero chiesto – Fornero permettendo – il pensionamento anticipato!

Trattandosi dell’ultimo spettacolo del cartellone dedicato alla prosa, prima dell’inizio, il sovrintendente Bernava, il Presidente Fiorino e i Direttori artistici Celi e Pappalardo hanno ringraziato il pubblico e quanti hanno partecipato alla stagione artistica dell’Ente Teatro, che proseguirà fino a giugno.