Dal sogno all’incubo. L’esistenza di un benestante borghese viene stravolta da un’ossessione mistica, grimaldello verso il dramma e camuffamento per un “maniaco di religione”.

Ma è solo l’inizio della tragedia Affabulazione di Pier Paolo Pasolini, portata in segna alla Sala Laudamo venerdì 16 giugno 2018 nell’adattamento e con la regia di Giovanni Boncoddo.
La vicenda è costruita intorno alla figura di un padre che non accetta la progressione che impone l’esistenza: l’invecchiamento dei genitori e “la prepotenza della giovinezza” dei figli. Lui che ha trasmesso la vita al figlio, se ne vuole riappropriare come di un bene di sua proprietà.

Lo rincorre, lo assale, gli cannibalizza l’esistenza, cerca la sua vicinanza per carpire la soluzione di “un enigma” e appagare un’abitudine al possesso che non gli fa riconoscere nessun altro essere umano, se non se stesso. Il figlio si sottrae in ogni modo alle sue richieste, lo evita. Come tutti i giovani preferisce – ma in questo caso è anche costretto – passare la maggior parte del tempo fuori casa; arriverà persino allo scontro fisico per sfuggire alle pretese via via più pressanti e morbose del padre, per poi finire tragicamente per mano dello stesso genitore.

Questa non è la storia di un solo padre” come recitano le battute finali. Non è solo il rapporto e lo scontro atavico padre-figlio. La mitologia affiora in tutta la sua forza. Pasolini evoca Crono che divora i suoi figli, poi si rivolge ad Edipo, abile risolutore di enigmi, ma inerme, in balia delle misteriose trame del destino.

“Affabulazione” percorre strade spesso tortuose, percorsi verbali dolenti e rabbiosi, guarda alla codifica delle tragedie greche e si confronta con la realtà, mettendo in scena non son parole, ma “carne viva”. Il confronto tra il potere paterno, assoluto ma privo di forze e di vitalità e “l’orgoglio e la leggerezza dell’essere libero” del figlio, lontano anche dai soffocante e vuoto legame familiare, è straziante.

Senza l’amore per il teatro, senza la passione per la trasmissione delle idee attraverso le tavole del palcoscenico, il testo di Pasolini diventa una impresa impossibile per i “comuni mortali”, accessibile solo ai Titani del teatro e della regia che l’hanno affrontata. Enzo Cambria, Daniela Conti e Luca Stella – in modo particolare – con Gabriele Crisafulli, Peppe Galletta, Lucilla Mininno, Ersilia Gullotta Damiano Venuto e Ferruccio Ferrante riescono nell’impresa di portare in porto, con qualche comprensibile incertezza, un lavoro complesso, di forte impatto emotivo. Interessanti gli interventi del “Vate”, tratti dalla raccolta di poesia di Tonino Cannuni “Eros in vena” e le incursioni musicali di Toni Canto.

Con Affabulazione si è concluso il programma Laudamo Show Off che ha portato in scena diciotto spettacoli e ha dato voce a diverse realtà teatrali. Sicuramente un’esperienza da proseguire, una strada da non dimenticare.

Repliche: domenica 17 giugno 2018, ore 17.30 e 21.00