Il mondo reale, il mondo virtuale, il mondo digitale.

Tanti mondi nati da un big bang tecnologico che non smette mai di moltiplicare nuove “realtà”.

Un fluire ininterrotto di immagini che si frazionano all’infinito, sino a creare galassie di pixel. Tanto rumore, tanto assordante vuoto per l’unico protagonista: l’uomo.
Non era semplice concretizzare un’idea complessa e ambiziosa come quella alla base del testo scritto e diretto da Lelio Naccari, ma “Famoso – Per un pugno di like”, portato in scena venerdì 1 giugno 2018 alla sala Laudamo, dallo stesso regista con il fratello Dario, nel ruolo di attore e cantante e da Tamara Cutugno, ha creato in quello scrigno teatrale un’ora di magica sospensione temporale.

È il tempo magico dell’arte che straccia il quotidiano e catapulta in un mondo di altri pensieri e di altre domande. La più semplice nella formulazione e complessa nella risposta: “Chi siamo?”.

Il protagonista tenta le risposte, indeciso e impreparato come uno studente disattento. Poi la sua strada sembra diventare più semplice. Il successo, la notorietà, l’apprezzamento corale del mondo social sono la via che percorre verso la luce. La fonte è, ora il bagliore di un diamante, meta di un favoloso arricchimento monetario, ora l’esilarante illuminazione divina, per conquistare un appagante bottino di “like”.

Il ritorno al mondo terreno è grazie alle incursioni musicali del bravo Dario Naccari, delusioni e aspirazioni si miscelano: “stai cercando qualcosa che è dentro di te” in una vita sdoppiata, “giovani in eterno …..il sole che riscalda anche la notte” nella “frenesia del secolo in questione”.

Giusto un flash per poi essere risucchiati nelle acrobazie del racconto. Un attimo spettatori di un video gioco – sig. Rossi vs Buzzurrus – ambientato a piazza Cairoli, un momento dopo testimoni dell’approdo di un’astronave marziana, dalla quale ci viene trasmessa un’altra verità.

Noi che ci affatichiamo nella ricerca di consenso, nell’indagine delle ragioni della nostra esistenza, non siamo che il giocattolo di una popolazione aliena che ci utilizza come suo divertimento, per così dire, televisivo. Siamo il loro passatempo contra la noia della loro esistenza: eterna, priva di ogni bisogno, dormire, mangiare, lavorare, come di emozioni, quindi assolutamente piatta.

Tragica e paradossale rivelazione, che lascia sospeso il dubbio che il “divertissement” teatrale abbia intravisto qualcosa di vero.

Un plauso alle scenografie digitali di Vincio Siracusano e alla grafica e illustrazione curata da Claudio Naccari, elementi fondanti dello spettacolo.