Morgana è una regina, una fata, un’amante, una maga, un miraggio. È la più vecchia di nove “sorelle” accomunate da un tragico destino. Donne annientate dalla violenza dell’uomo, evanescenti come un miraggio, che tornano a raccontare le loro vite coraggiose grazie a lei, Fata dell’acqua, che si porta addosso queste esistenze e l’amore, l’ossessione d’amore, che lega le une alle altre.

Questo è l’antefatto dello spettacolo “La Fata Morgana. Fantasia su un mito” scritto, diretto ed interpretato da Marica Roberto con il sostegno musicale di Carmelo Cacciola (chitarra, liuto cretese, voce), Pietro Cernuto (zampogna, friscaletti, marranzano, tamburello, voce) e Francesco Salvadore, (tamburi a cornice, voce).

La sorella più piccola ha solo 14anni, sulla scena si chiama Maria, ma nella realtà è Palmina Martinelli, bruciata viva dal fidanzato che perché non si è voluta prostituire. La seconda è una “forestiera” una toscana, Rosa alias Rossella Casini che si innamora di un ragazzo calabrese, lo sposa, ma non abbraccia la vita omertosa e insanguinata della famiglia di lui. Rossella cerca di uscirne e di salvare il suo innamorato, ma paga con la vita “l’infamia” del pentimento. Scompare nel nulla. Dopo più di dieci anni il padre apprenderà dai giornali la sorte della figlia: uccisa, smembrata e gettata in mare per ordine della famiglia che aveva decretato: “fate a pezzi la straniera”. Poi, si materializza Maria Teresa Gallucci, la madre Nicolina Celano e la nipote Marilena Bracaglia, che pagano la colpa di Maria Teresa di aver disonorato la famiglia con un amante, lei che doveva rimanere vedova a vita.

Donne fragili, insicure, incapaci di reggere il peso della vita, Così le presentavano coloro che dovevano denigrarne e cancellarne l’esistenza. Come “capitò” a Tita Buccafusca moglie di un boss della ‘ndrangheta, che si suicidò ingerendo acido muriatico. Ma Tita ovvero Santa, “si sapeva da sempre che era matta”, così, quando cercò di collaborare con la giustizia, non ebbe il dovuto sostegno da parte di chi la doveva proteggere. Continuano le storie di Morgana con Lea Garofalo e la figlia Denise, la prima uccisa perché testimone di giustizia e la seconda coraggiosa accusatrice del padre mandante dell’omicidio e custode del ricordo della tragica esistenza della madre.

L’ultima sorella cerca disperatamente il giovane figlio ucciso perché amante della moglie di un boss della ‘ndrangheta, è Angela Donato. Lei è una pentita, una donna di rispetto che, dopo l’uccisione del figlio decide di denunciare la famiglia, svelando 20 anni di storia, misteri ed omicidi.
Morgana traghetta dolorosamente queste storie dall’oblio alla concretezza del ricordo, in un viaggio che vuole rendere chiaro che l’amore, pur essendo il carburante dell’esistenza, può essere alterato da egoismi, gelosie e da altre deviazioni che ne trasformano radicalmente l’essenza,

Le piante infestanti e parassitarie come la mafia, la ‘ndrangheta e tutte le forme di prevaricazione, cercano di affondare lì le proprie radici perché sanno che l’amore è l’unico humus della vita. I soldi o il potere sono sterile polvere. Queste donne lo sapevano e hanno avuto coraggio, ci hanno lasciato una preziosa testimonianza che dobbiamo ricordare.
O per dire meglio dobbiamo “viverle addosso” come ha fatto la brava e maga Marica Roberto, ricordandoci che “le femmine hanno risorse,,,, per fare cadere nemici, ingannare uomini di conquista, barbari con le loro orde”.